Disbiosi intestinale: sintomi, cause e come curarla

La disbiosi intestinale può causare disturbi significativi. Scopri sintomi, cause e trattamenti per ristabilire l’equilibrio del microbiota

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Disbiosi intestinale

Ti senti spesso gonfio, stanco o soffri di digestioni difficili? Potrebbe trattarsi di disbiosi intestinale.

In questo articolo vedremo come riconoscerne i sintomi, quali test fare e la dieta specifica per ritrovare il benessere del microbiota.

Cos’è la disbiosi intestinale?

La disbiosi intestinale si verifica quando il microbiota perde il suo equilibrio naturale, con un’alterazione nella quantità e nella varietà dei microrganismi che lo compongono. Questo fenomeno, strettamente legato al funzionamento dell'apparato digerente, può compromettere processi fondamentali come la digestione e l’assorbimento dei nutrienti. 

In condizioni normali e di equilibrio, la flora batteria intestinale svolge funzioni essenziali per la salute: 

  • aiuta nella digestione;
  • protegge contro agenti patogeni;
  • regola il sistema immunitario;
  • produce sostanze benefiche come vitamine e acidi grassi a catena corta.

Quando l’equilibrio si rompe, i batteri benefici diminuiscono, mentre quelli potenzialmente dannosi proliferano. Questo squilibrio può causare sintomi locali e sistemici, influenzando la salute generale dell’organismo.

Disbiosi intestinale sintomi

Come riconoscere la disbiosi intestinale? I sintomi più comuni

La disbiosi intestinale può manifestarsi attraverso una varietà di sintomi, spesso non specifici e difficili da ricondurre immediatamente ad un problema intestinale. Tra i più comuni troviamo:

Questi sintomi possono variare in intensità e durata, influendo significativamente sulla qualità della vita.

Se questi sintomi persistono per più di 2-3 settimane, è fondamentale non sottovalutarli per evitare complicanze croniche come la sindrome dell'intestino permeabile o intolleranze alimentari acquisite.

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Conseguenze e possibili complicazioni della disbiosi non curata

Se non trattata adeguatamente, la disbiosi intestinale può portare a complicazioni più gravi, tra cui:

  1. infiammazione cronica: lo squilibrio del microbiota può contribuire all’insorgenza di malattie infiammatorie intestinali, come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa.
  2. alterazioni del sistema immunitario: il microbiota regola il sistema immunitario e la sua disfunzione può predisporre a infezioni frequenti o malattie autoimmuni.
  3. problemi metabolici: la disbiosi è associata a obesità, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica.
  4. disordini mentali: attraverso l’asse intestino-cervello, può influire sull’umore, aumentando il rischio di ansia e depressione.

Quali esami fare per diagnosticare la disbiosi?

Diagnosticare la disbiosi intestinale non è sempre semplice, poiché i sintomi possono essere comuni a molte altre condizioni gastrointestinali. Tuttavia, un’accurata anamnesi ad opera di uno specialista esperto e l’impiego di test diagnostici specifici possono fornire indicazioni utili.

  • Il test più comune per identificare la disbiosi intestinale è l’esame delle feci, che permette di analizzare la composizione del microbiota e di rilevare eventuali squilibri.
  • Un'altra opzione diagnostica è il breath test, utile per misurare i gas prodotti dai batteri intestinali e per individuare condizioni come la SIBO, ovvero la crescita eccessiva di batteri nell’intestino tenue.
  • I test genetici del microbioma rappresentano un'ulteriore possibilità, poiché analizzano il DNA dei microrganismi intestinali, offrendo una visione dettagliata della diversità microbica.
  • Anche gli esami del sangue possono essere utili, soprattutto per identificare segni di infiammazione o carenze nutrizionali legate alla disbiosi. 

È sempre raccomandato eseguire questi test sotto la guida di un medico o di un nutrizionista qualificato, che possa interpretarne i risultati e proporre un intervento mirato.

Perché viene la disbiosi intestinale? Cause principali dello squilibrio del microbiota

La disbiosi intestinale può essere causata da numerosi fattori, spesso interconnessi tra loro. Le principali cause includono:

  • dieta sbilanciata: un’alimentazione ricca di zuccheri, grassi saturi e povera di fibre alimentari può impoverire la diversità del microbiota;
  • uso di antibiotici: questi farmaci eliminano indiscriminatamente batteri buoni e cattivi, alterando l’equilibrio intestinale;
  • stress cronico: lo stress può influenzare negativamente la composizione del microbiota attraverso l’asse intestino-cervello;
  • sedentarietà: l’inattività fisica riduce la diversità batterica;
  • fattori ambientali: esposizione a inquinanti, pesticidi e tossine;
  • malattie preesistenti: alcune patologie, come il diabete o le malattie autoimmuni, possono contribuire allo sviluppo della disbiosi.

Come si cura la disbiosi intestinale

Come si cura la disbiosi intestinale? Dieta e terapie

Trattare la disbiosi intestinale richiede un approccio integrato e personalizzato che tenga conto delle esigenze specifiche di ogni individuo. Una delle prime strategie consiste nel migliorare lo stile di vita generale, includendo una regolare attività fisica e una gestione efficace dello stress, poiché questi fattori influenzano significativamente l'equilibrio del microbiota intestinale.

È essenziale che il percorso di cura sia guidato da un professionista della salute, in grado di individuare le cause sottostanti e di personalizzare il trattamento per ottenere risultati ottimali.

Cosa mangiare per curare la disbiosi? La dieta corretta

La dieta per la disbiosi intestinale è essenziale, poiché alcuni alimenti possono favorire il ripristino dell’equilibrio microbico, mentre altri lo ostacolano

Tra gli alimenti consigliati per trattare la disbiosi intestinale troviamo:

  • gli alimenti ricchi di fibre prebiotiche (come carciofi, avena e legumi) stimolano la crescita dei batteri benefici.
  • i cibi fermentati (tra cui yogurt, kefir, miso o tempeh) forniscono probiotici naturali;
  • i grassi sani (presenti nel pesce azzurro, nell’olio d’oliva o nei semi di lino), aiutano a ridurre l’infiammazione.
  • verdure e frutta, grazie al loro contenuto di vitamine, minerali e polifenoli, favoriscono un microbiota diversificato.

Al contrario, è importante limitare il consumo di zuccheri raffinati, grassi trans e i cibi fritti che promuovono la crescita di batteri nocivi e funghi, possono irritare la mucosa intestinale e alterare l’equilibrio microbico.

Alimenti consigliatiAlimenti da limitare
Alimenti ricchi di fibre prebiotiche: Carciofi, avena, legumi (se tollerati).Zuccheri raffinati e dolci.
Cibi fermentati (Probiotici Naturali): Yogurt, kefir, miso, tempeh.Grassi trans e cibi fritti.
Grassi Sani: Pesce azzurro, olio d’oliva, semi di lino.Eccesso di carni rosse e insaccati.
Verdura e Frutta: Per vitamine, minerali e polifenoli.Alcol e bevande zuccherate.

In alcuni casi, la dieta povera di FODMAP (Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides, and Polyols) può rappresentare un valido approccio per gestire la disbiosi intestinale e i relativi sintomi gastrointestinali, come gonfiore, gas e crampi. Questo protocollo alimentare si basa su una riduzione temporanea degli alimenti ricchi di carboidrati fermentabili difficili da digerire, come latticini, legumi e alcune tipologie di frutta e verdura. Successivamente, si procede con una reintroduzione graduale per identificare i cibi che causano disagio. Personalizzata e supervisionata da un professionista, la dieta FODMAP può contribuire a migliorare l'equilibrio del microbiota e il benessere intestinale.

Quando ci si trova a dover gestire una patologia come la disbiosi intestinale, rivolgersi a un professionista può rivelarsi particolarmente utile. Un professionista della nutrizione può infatti consigliare una dieta personalizzata in base alla patologia, alle esigenze e ai gusti del paziente, che non deve così ricorrere a diete standard.

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Il ruolo chiave di probiotici e prebiotici

I probiotici sono microrganismi vivi che, somministrati in quantità adeguate, apportano benefici alla salute intestinale. Questi microrganismi agiscono ripristinando l’equilibrio del microbiota e migliorando le funzioni digestive e immunitarie. Tra i probiotici più utilizzati, che possono essere assunti sotto forma di integratori o attraverso alimenti fermentati ci sono:

  • Lactobacillus: utile per ridurre l’infiammazione e migliorare la digestione del lattosio;
  • Bifidobacterium: supporta il sistema immunitario e protegge contro infezioni intestinali;
  • Saccharomyces boulardii: un lievito probiotico efficace contro la diarrea.
Fonti:

Bibliografia

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Intestinal dysbiosis: Exploring definition, associated symptoms, and perspectives for a comprehensive understanding – A scoping review. Probiotics and Antimicrobial Proteins. — Advance online publication.

Carías Domínguez, A. M., et al. (2024)

Diet-induced gut dysbiosis and leaky gut syndrome. — Journal of Microbiology and Biotechnology, 34(4), pp. 747-756

Chae, Y. R.,et al. (2024)

Alcune domande che potresti avere