Microbiota intestinale: cos'è, a cosa serve e come mantenerlo in salute

Il microbiota intestinale è l'insieme dei microrganismi che vivono nell'intestino e contribuiscono alla digestione, al sistema immunitario e al benessere generale. Scopri cos'è, quali funzioni svolge, come mantenerlo in equilibrio e cosa fare in caso di disbiosi.
Scritto daManuela AmatoDott.ssa Biologa Nutrizionista e Copywriter
Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato14 gennaio 2025
•
Aggiornato18 settembre 2026
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Microbiota intestinale

Negli ultimi anni il microbiota intestinale è diventato uno degli argomenti più studiati nell'ambito della nutrizione e della gastroenterologia. Le ricerche suggeriscono che questo ecosistema di microrganismi contribuisce non solo alla salute dell'intestino, ma anche al metabolismo, al sistema immunitario e alla barriera intestinale. Quando questa comunità di microrganismi è in equilibrio si parla di eubiosi, quando invece si altera si parla di disbiosi.

Cos’è il microbiota intestinale

Il microbiota intestinale è la comunità di microrganismi che colonizza il tratto gastrointestinale. Comprende soprattutto batteri, ma anche virus, funghi, archea e protozoi. La maggior parte di questi microrganismi si trova nel colon, dove partecipa alla fermentazione di sostanze non digerite, alla produzione di metaboliti e al mantenimento dell’equilibrio dell’ambiente intestinale.

Ogni persona ha un microbiota diverso. La sua composizione dipende da molti fattori: genetica, età, tipo di parto, allattamento, dieta, farmaci assunti nel tempo, attività fisica, stress, ambiente e storia clinica. Per questo non esiste un solo modello di microbiota “perfetto” valido per tutti: conta piuttosto la capacità dell’ecosistema intestinale di rimanere diversificato, stabile e funzionalmente efficace.

Per approfondire il funzionamento dell’intestino puoi leggere anche la guida sull’apparato digerente.

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Dove si trova il microbiota intestinale

Il microbiota è presente lungo tutto il tratto digerente, ma non in modo uniforme. Nello stomaco e nell’intestino tenue la quantità di microrganismi è più bassa, anche per effetto dell’acidità gastrica, della bile e della velocità di transito. Nel colon, invece, la densità microbica è molto più elevata: qui avviene gran parte dell’attività metabolica del microbiota, inclusa la fermentazione delle fibre alimentari.

Da cosa è composto il microbiota intestinale

La composizione del microbiota intestinale varia da persona a persona. In generale, tra i gruppi batterici più rappresentati si trovano Firmicutes, Bacteroidetes, Actinobacteria e Proteobacteria. Firmicutes e Bacteroidetes sono spesso tra i phyla più abbondanti, ma il loro rapporto può cambiare in base a dieta, età, farmaci e condizioni di salute.

È importante evitare una lettura troppo semplicistica: non basta avere “più” o “meno” di un singolo gruppo batterico per definire lo stato di salute intestinale. La ricerca guarda soprattutto alla diversità, alla stabilità dell’ecosistema, alla presenza di funzioni metaboliche utili e all’interazione con la barriera intestinale e il sistema immunitario.

Microbiota, microbioma e flora intestinale: qual è la differenza

I termini microbiota, microbioma e flora intestinale vengono spesso usati come sinonimi, ma non indicano esattamente la stessa cosa.

  • Microbiota intestinale: indica l’insieme dei microrganismi che vivono nell’intestino, come batteri, virus, funghi e protozoi,
  • Microbioma: indica il patrimonio genetico del microbiota, cioè l’insieme dei geni dei microrganismi che lo compongono,
  • Flora intestinale: è un termine tradizionale, ancora molto usato, ma meno preciso dal punto di vista scientifico. Oggi il termine più corretto è microbiota intestinale.

Questa distinzione è utile perché molte ricerche non studiano solo “quali batteri ci sono”, ma anche cosa sono in grado di fare dal punto di vista genetico e metabolico. 

Perché il microbiota intestinale è importante

Il microbiota intestinale è considerato oggi uno degli elementi più importanti dell'ecosistema intestinale. La ricerca degli ultimi anni ha mostrato che il suo equilibrio contribuisce al corretto funzionamento della digestione, della barriera intestinale, del sistema immunitario e di numerosi processi metabolici.

Questo non significa che il microbiota sia la causa di tutte le malattie o che modificarlo possa risolvere qualsiasi disturbo. Tuttavia, molte evidenze suggeriscono che mantenere un microbiota diversificato e in equilibrio rappresenti uno dei fattori che contribuiscono al benessere generale dell'organismo.

Il microbiota non agisce come un organo isolato, ma come parte dell'ecosistema intestinale, insieme alla mucosa, alla barriera intestinale, al sistema immunitario locale e al sistema nervoso enterico. Proprio grazie a questa stretta interazione contribuisce a numerose funzioni fisiologiche, tra cui:

Digestione e metabolismo dei nutrienti

Una delle funzioni più importanti del microbiota è la fermentazione di fibre e altri composti che l’intestino umano non riesce a digerire completamente. Da questo processo derivano sostanze come gli acidi grassi a catena corta, tra cui acetato, propionato e butirrato, che contribuiscono al mantenimento della salute della mucosa intestinale.

Produzione di vitamine e metaboliti

Alcuni microrganismi intestinali partecipano alla produzione o trasformazione di molecole utili, tra cui alcune vitamine del gruppo B e la vitamina K. Il contributo effettivo può variare in base alla composizione del microbiota, alla dieta e allo stato di salute generale.

Protezione della barriera intestinale

Il microbiota contribuisce al mantenimento della barriera intestinale, cioè quella struttura che aiuta a regolare il passaggio di sostanze tra lume intestinale e organismo. Un microbiota in equilibrio può competere con microrganismi potenzialmente patogeni, sostenere la produzione di muco e influenzare l’integrità della mucosa intestinale.

Regolazione del sistema immunitario

Una parte rilevante del sistema immunitario è localizzata a livello intestinale. Il microbiota partecipa alla maturazione e alla modulazione delle risposte immunitarie, aiutando l’organismo a distinguere tra stimoli innocui e potenziali minacce. Quando l’equilibrio intestinale si altera, anche queste interazioni possono modificarsi.

Asse intestino-cervello

Il microbiota comunica anche con il sistema nervoso attraverso il cosiddetto asse intestino-cervello. Questa comunicazione coinvolge vie nervose, metaboliche, immunitarie e ormonali. È un ambito di ricerca molto attivo, soprattutto per il possibile legame tra intestino, stress, umore e alcuni disturbi funzionali gastrointestinali. Tuttavia, le relazioni causali non sono sempre semplici da dimostrare: per questo è importante evitare conclusioni automatiche o promesse eccessive.

Come si forma il microbiota intestinale

Il microbiota inizia a svilupparsi nelle prime fasi della vita e cambia in modo importante durante infanzia, adolescenza, età adulta e invecchiamento. Tipo di parto, allattamento, svezzamento, infezioni, uso di antibiotici e dieta sono tra i fattori che possono influenzarne la composizione.

Nei primi anni di vita il microbiota è più instabile e tende a modificarsi rapidamente. Nell’età adulta diventa generalmente più stabile, pur restando sensibile a cambiamenti di alimentazione, farmaci, stress, attività fisica e malattie. Nell’età anziana può andare incontro a nuove modifiche, spesso associate a dieta meno varia, farmaci, riduzione dell’attività fisica e condizioni croniche.

Eubiosi e disbiosi: quando il microbiota si altera

L’eubiosi è una condizione di equilibrio funzionale del microbiota. Non significa che esista una composizione identica per tutti, ma che l’ecosistema intestinale riesca a svolgere le proprie funzioni in modo efficace.

La disbiosi intestinale indica invece un’alterazione del microbiota. Può comportare una riduzione della diversità microbica, una minore presenza di batteri con funzioni protettive o una maggiore presenza di microrganismi potenzialmente sfavorevoli. Questa condizione è stata osservata in diverse malattie intestinali, metaboliche e immunitarie, ma in molti casi la ricerca sta ancora chiarendo se la disbiosi sia causa, conseguenza o concausa del problema.

Quali sintomi può dare un microbiota alterato

Uno squilibrio del microbiota può associarsi a sintomi soprattutto gastrointestinali. Tra i più comuni possono esserci:

  • gonfiore addominale,
  • meteorismo e flatulenza,
  • diarrea o stitichezza,
  • dolore o fastidio addominale,
  • digestione difficile,
  • alterazioni dell’alvo, cioè del ritmo intestinale.

Questi sintomi non indicano automaticamente una disbiosi: possono dipendere anche da intolleranze, sindrome dell’intestino irritabile, infezioni, malattie infiammatorie intestinali, farmaci, stress o altre condizioni. Per questo, quando i disturbi persistono o peggiorano, è utile confrontarsi con un medico o con un nutrizionista qualificato.

Se i sintomi sono compatibili con colon irritabile, può essere utile approfondire il tema con l’articolo su colon irritabile e, se necessario, valutare un percorso con un nutrizionista per colon irritabile.

Quali fattori alterano il microbiota intestinale

Il microbiota può essere influenzato da diversi fattori. I principali sono:

  • alimentazione povera di fibre: una dieta poco varia, ricca di zuccheri, grassi saturi e prodotti ultraprocessati può ridurre la diversità microbica.
  • uso di antibiotici e alcuni farmaci: gli antibiotici possono modificare profondamente il microbiota, soprattutto se usati frequentemente o senza reale necessità. Anche altri farmaci, come alcuni antiacidi, possono avere un impatto sull’ambiente intestinale.
  • stress e sonno insufficiente: stress cronico e alterazioni del ritmo sonno-veglia possono influenzare motilità intestinale, secrezioni digestive e asse intestino-cervello.
  • sedentarietà: l’attività fisica regolare è associata a una maggiore diversità del microbiota e a un migliore equilibrio metabolico.
  • alcol e fumo: possono interferire con la barriera intestinale e favorire processi infiammatori.
  • malattie intestinali o metaboliche: condizioni come sindrome dell’intestino irritabile, malattie infiammatorie croniche intestinali, obesità e diabete possono essere associate ad alterazioni del microbiota.

Il rapporto tra microbiota e malattie infiammatorie intestinali è complesso. Per un approfondimento puoi leggere anche la guida Serenis sulle malattie infiammatorie croniche intestinali.

Test del microbiota intestinale: come funziona

Quando i sintomi di uno squilibrio persistono, può sorgere la domanda se esista un modo per verificare oggettivamente lo stato del proprio microbiota. La risposta è sì: esistono test dedicati, ma è importante capire cosa possono realmente dire e quali sono i loro limiti.

Che differenza c'è tra esame, test e analisi del microbiota

Nel linguaggio comune i termini esame, test e analisi del microbiota vengono usati come sinonimi, e in effetti indicano la stessa procedura: la raccolta di un campione, quasi sempre fecale, per valutare la composizione della comunità microbica intestinale. Non esiste una differenza clinica riconosciuta tra i tre termini, sono varianti linguistiche dello stesso accertamento. Quello che cambia da un laboratorio all'altro è la metodica di analisi (sequenziamento del DNA batterico, coltura, o test più semplificati) e il livello di dettaglio del referto.

Test del microbiota intestinale

Come si esegue il test del microbiota intestinale

Il test del microbiota intestinale si esegue generalmente su un campione di feci, raccolto con un kit fornito dal laboratorio o dal medico. Il campione viene poi consegnato o spedito secondo le istruzioni ricevute, e analizzato per individuare i gruppi microbici presenti, la loro proporzione e alcuni indicatori di diversità. I tempi di refertazione variano da laboratorio a laboratorio, in genere tra una e tre settimane. Non è un esame invasivo e non richiede una preparazione particolare, salvo indicazioni specifiche fornite al momento della prescrizione.

Cosa misura e cosa non può dire il test 

Il test fornisce informazioni sulla presenza relativa dei principali gruppi microbici, sul grado di diversità dell'ecosistema intestinale e su alcuni indicatori generali di squilibrio. È importante però interpretarlo con cautela: il microbiota è molto variabile da persona a persona, e la scienza non ha ancora definito un profilo unico di normalità valido per tutti. Per questo il test non dovrebbe essere usato da solo per fare diagnosi o impostare una terapia. Ha più senso quando viene inserito in una valutazione clinica completa, che considera sintomi, anamnesi, farmaci, eventuali esami già eseguiti e obiettivi della persona.

Quanto costa il test del microbiota ed è mutuabile dal SSN 

Il test del microbiota intestinale non rientra generalmente tra le prestazioni erogate di routine dal Servizio Sanitario Nazionale, e nella maggior parte dei casi viene eseguito privatamente. Il costo può variare molto in base al laboratorio, alla metodica utilizzata e al livello di approfondimento del referto: in molti casi si colloca indicativamente tra 100 e 300 euro. Il prezzo, però, non basta a determinarne l'utilità: prima di eseguirlo è utile chiedersi quale decisione clinica dovrebbe guidare il risultato. Il test può essere considerato in situazioni specifiche, ma non sostituisce la diagnosi medica e non dovrebbe portare ad assumere integratori o modificare l'alimentazione senza una valutazione professionale.

Il microbiota intestinale si può curare?

Il microbiota intestinale non è un organo né una patologia, quindi non si cura nel senso stretto del termine. Quando si parla di disbiosi o di squilibrio, l'obiettivo non è guarire da qualcosa, ma aiutare l'ecosistema intestinale a ritrovare diversità e stabilità. Questo percorso coinvolge diversi aspetti dello stile di vita, non solo l'alimentazione: la gestione dello stress, la qualità del sonno, l'attività fisica regolare e un uso corretto e non eccessivo degli antibiotici contribuiscono all'equilibrio del microbiota. Per la parte relativa a cosa mangiare, trovi una guida dedicata nell'articolo su alimentazione e microbiota.

Il microbiota intestinale si può curare

Prebiotici, probiotici e postbiotici

Quando si parla di riequilibrio del microbiota si incontrano spesso tre termini: prebiotici, probiotici e postbiotici.

  • Prebiotici: sostanze, spesso fibre, che nutrono selettivamente alcuni microrganismi benefici.
  • Probiotici: microrganismi vivi che, se assunti in quantità adeguate, possono avere effetti benefici. Non tutti i probiotici sono uguali: l'effetto dipende dal ceppo, dal dosaggio e dalla condizione per cui vengono usati. Approfondisci la differenza tra probiotici e prebiotici.
  • Postbiotici: componenti o metaboliti prodotti dai microrganismi che possono contribuire ad alcuni effetti benefici, anche senza contenere batteri vivi.

Integratori per il microbiota: quando servono

L'assunzione di integratori probiotici non dovrebbe essere casuale. In caso di sintomi persistenti, terapia antibiotica recente, sindrome dell'intestino irritabile o disbiosi accertata, è consigliabile farsi guidare da un professionista, perché il prodotto più adatto cambia in base al ceppo batterico, al dosaggio e all'obiettivo clinico. Non esiste un integratore universalmente valido per il microbiota: la scelta va sempre calata sulla situazione della singola persona.

Quando rivolgersi a un nutrizionista

Un nutrizionista può essere utile quando i disturbi intestinali sono ricorrenti, quando si sospetta una relazione tra alimentazione e sintomi o quando si vuole migliorare la qualità della dieta senza ricorrere a restrizioni inutili.

È consigliabile chiedere supporto se compaiono gonfiore persistente, alvo irregolare, diarrea o stitichezza frequenti, difficoltà digestive, peggioramento dei sintomi dopo alcuni alimenti, perdita di peso non spiegata o necessità di seguire una dieta specifica per colon irritabile, disbiosi o altre condizioni gastrointestinali.

Il percorso nutrizionale dovrebbe partire da una valutazione complessiva: abitudini alimentari, sintomi, ritmo intestinale, sonno, stress, attività fisica, farmaci, integratori e storia clinica. Da qui si può costruire una strategia personalizzata, evitando sia le diete troppo generiche sia le restrizioni non necessarie.

Fonti:

Sitografia

The significance of plant nutrition in the creation of the intestinal microbiota-prevention of chronic diseases: A narrative review. Medicina (Kaunas), 60(12), 1969.

Microbiota's role in health and diseases.

Environ Sci Pollut Res Int.

Mechanisms and consequences of intestinal dysbiosis.

Cellular and molecular life sciences: CMLS, 74(16)

What is the Healthy Gut Microbiota Composition? A Changing Ecosystem across Age, Environment, Diet, and Diseases.

Microorganisms.

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Scritto da
Manuela AmatoDott.ssa Biologa Nutrizionista e Copywriter
Leggi la biografia
Manuela Amato è una nutrizionista specializzata in pazienti cardiopatici. Laureata in Alimentazione e Nutrizione Umana, ha sei anni di esperienza presso il Centro Cardiologico Monzino-IRCCS di Milano. Ha conseguito un Dottorato in Terapie Avanzate Biomedico-Chirurgiche e continua a formarsi per mantenere aggiornate le sue competenze nel campo nutrizionale.
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