Trattamento dell’obesità: cure, farmaci e chirurgia

Il trattamento dell’obesità è un percorso medico personalizzato che può comprendere alimentazione, attività fisica, supporto psicologico, farmaci e, nei casi indicati, chirurgia bariatrica. La scelta dipende dal grado di obesità, dalle condizioni di salute e dalle esigenze della persona.

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Trattamento dell'obesità

Punti chiave

  • Cos'è il trattamento: non si tratta di una semplice dieta privativa, ma di un percorso medico personalizzato per curare una patologia cronica a tutti gli effetti.
  • I livelli di cura: le terapie variano in base al grado di obesità, partendo da nutrizione e psicologia, fino ad arrivare ai nuovi farmaci e alla chirurgia bariatrica.
  • A chi rivolgersi: il medico di medicina generale è il primo fondamentale punto di contatto per attivare un'equipe di specialisti.
  • Il ruolo della mente: il supporto psicologico è essenziale per disinnescare la fame emotiva e garantire risultati duraturi nel tempo.
  • I bambini: il trattamento pediatrico si basa sul movimento, sul gioco e sul coinvolgimento di tutta la famiglia, evitando diete rigide che possono causare traumi.

A chi rivolgersi per il trattamento dell'obesità

Affrontare l'obesità non significa acquistare un piano alimentare online o affidarsi all'ultima tendenza in fatto di diete. Significa entrare in un percorso medico reale, e il punto di partenza è il proprio medico di medicina generale

Il medico di base è il primo interlocutore perché ha una visione complessiva della storia clinica del paziente: sa quali farmaci assume, conosce le patologie concomitanti, può prescrivere gli esami necessari e indirizzare verso gli specialisti appropriati.

Le linee guida della SIO raccomandano la costruzione di un'equipe multidisciplinare composta almeno da un medico internista o endocrinologo, un nutrizionista clinico e uno psicologo. Questo team lavora sulla stessa persona con obiettivi condivisi, comunicando i progressi e aggiustando la strategia nel tempo.

In molti ospedali e aziende sanitarie italiane esistono ambulatori dedicati all'obesità e centri di riferimento regionali, ai quali il medico di base può inviare i pazienti con un'indicazione clinica precisa. Il Ministero della Salute ha identificato questi centri come nodi fondamentali della rete assistenziale, in particolare per la gestione dell'obesità grave e la valutazione alla chirurgia bariatrica.

Se hai già provato in passato senza riuscire a mantenere i risultati, non significa che il problema non sia trattabile. Significa molto spesso che mancava uno o più pezzi del puzzle: il supporto psicologico, il corretto inquadramento metabolico, o semplicemente la giusta specializzazione. Un team ben coordinato cambia radicalmente le probabilità di successo a lungo termine.

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Linee guida per il trattamento dell'obesità

Ogni corpo ha bisogno di un intervento specifico. L'approccio raccomandato dalla SIO e dalle linee guida europee dell'EASO (European Association for the Study of Obesity) è quello dello stepped-care: un modello progressivo in cui si inizia con l'intervento meno invasivo compatibile con il quadro clinico, e si scala verso opzioni più intensive soltanto quando i risultati non sono sufficienti a ridurre il rischio per la salute.

Il grado di obesità si misura con l'Indice di Massa Corporea (BMI), calcolato dividendo il peso in chilogrammi per l'altezza in metri al quadrato. Si parla di sovrappeso tra 25 e 29,9, di obesità di primo grado tra 30 e 34,9; di secondo grado tra 35 e 39,9, di obesità grave o di terzo grado con BMI superiore a 40. A ogni fascia corrisponde un diverso profilo di rischio metabolico e cardiovascolare, e un approccio terapeutico raccomandato.

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È importante sottolineare che il peso corporeo non è l'unico parametro clinico rilevante. La distribuzione del grasso, in particolare quella addominale, associata a un rischio metabolico maggiore, la presenza di comorbidità come diabete di tipo 2ipertensione, apnea notturna o steatosi epatica, e la storia familiare sono tutti fattori che il medico considera nella scelta del percorso più appropriato. 

Due persone con lo stesso BMI possono richiedere trattamenti significativamente diversi.

I trattamenti in base al grado di obesità

Grado di obesità (BMI)Obiettivo terapeutico principaleTrattamento medico raccomandatoSupporto necessario
Sovrappeso / Grado 1 (25–34,9)Arresto dell'aumento di peso, miglioramento metabolicoEducazione nutrizionale, attività fisica adattataSupporto motivazionale e psicologico
Grado 2 (35–39,9)Riduzione del peso del 10–15%, cura delle patologie correlatePiano nutrizionale clinico, valutazione per terapia farmacologicaTerapia cognitivo-comportamentale
Grado 3 – grave (>40)Riduzione drastica dei rischi cardiovascolari e respiratoriTerapia farmacologica intensiva o valutazione per chirurgia bariatricaEquipe multidisciplinare permanente

Trattamento dietetico e stile di vita

Il trattamento dietetico per l'obesità di primo grado, e spesso come primo step anche per i gradi successivi, non dovrebbe essere una dieta ipocalorica rigida da seguire per qualche mese e poi abbandonare.

Il Ministero della Salute e la SIO concordano su questo: l'obiettivo non è la perdita di peso rapida, bensì la riabilitazione nutrizionale, ovvero il recupero di un rapporto sostenibile con il cibo che si possa mantenere nel tempo.

Nella pratica clinica, questo significa un piano alimentare costruito su misura da un nutrizionista clinico, calibrato per proteggere la massa muscolare spesso compromessa nelle diete fai-da-te molto restrittive, fenomeno noto come sarcopenia da restrizione calorica. Il piano non elimina categorie di alimenti né impone digiuni forzati: lavora sulla qualità degli apporti, sulla distribuzione dei macronutrienti e sulla gestione della sazietà, tenendo conto delle preferenze e delle abitudini reali della persona.

Al percorso nutrizionale si affianca sempre un programma di attività fisica adattata: non la palestra intensiva o la corsa, spesso difficili o controindicati in presenza di problemi articolari, ma un movimento progressivo e sostenibile come nuoto, camminate, cyclette, esercizi di resistenza leggera, con l'obiettivo di migliorare la capacità cardiovascolare e preservare la massa magra. 

L'obiettivo clinico iniziale, secondo le linee guida, è una riduzione del 5-10% del peso corporeo di partenza nell'arco di sei-dodici mesi: una cifra che può sembrare modesta, ma che la ricerca clinica dimostra sufficiente a migliorare significativamente i valori metabolici, la pressione arteriosa e la qualità della vita.

A chi rivolgersi per il trattamento dell'obesità

Trattamento psicologico

Questo è il passaggio più spesso trascurato, e anche uno dei più importanti. Nella maggior parte dei percorsi terapeutici per l'obesità ben strutturati, il supporto psicologico è integrato fin dall'inizio, non come aggiunta facoltativa, ma come pilastro clinico del trattamento, riconosciuto esplicitamente nelle linee guida SIO.

Il motivo è radicato nella biologia. Lo stress cronico stimola la produzione di cortisolo, l'ormone che aumenta l'appetito e favorisce l'accumulo di grasso viscerale. L'ansia, la depressione e i vissuti di vergogna legati al peso corporeo attivano meccanismi di compensazione alimentare: il cosiddetto emotional eating, ovvero l'uso del cibo per regolare stati emotivi negativi. In questi casi, mangiare non risponde a una fame fisica, ma a un bisogno emotivo che nessuna dieta, da sola, è in grado di disinnescare.

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) applicata alla gestione del peso lavora esattamente su questi meccanismi: aiuta a riconoscere i trigger emotivi che precedono un episodio di mangiare compulsivo, a costruire strategie di risposta alternative e a ristrutturare i pensieri disfunzionali legati al corpo e all'immagine di sé. Gli studi clinici mostrano che l'integrazione della CBT in un programma di gestione del peso aumenta significativamente la probabilità di mantenere i risultati nel lungo periodo, riducendo il rischio di ricadute e del cosiddetto effetto yo-yo.

Lavorare con un professionista specializzato sul rapporto emotivo con il cibo può rappresentare la svolta decisiva, in particolare per chi ha già affrontato più volte il problema senza riuscire a mantenere i risultati nel tempo.

Trattamento con i farmaci anti-obesità

Negli ultimi anni, il panorama farmacologico per il trattamento dell'obesità ha conosciuto una trasformazione significativa. L'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha approvato diverse molecole e farmaci di ultima generazione. In particolare, gli agonisti del recettore GLP-1 come semaglutide e liraglutide hanno mostrato risultati clinici rilevanti nella riduzione del peso corporeo, superiori a quelli ottenibili con la sola terapia comportamentale.

Prima di entrare nel merito, è necessario un chiarimento fondamentale: questi non sono integratori da banco, né una soluzione rapida e senza impegno. Sono farmaci soggetti a prescrizione medica, indicati per specifiche fasce di BMI (generalmente ≥ 30, oppure ≥ 27 in presenza di comorbidità come il diabete di tipo 2 o l'ipertensione arteriosa) e devono essere assunti sempre all'interno di un programma terapeutico strutturato. Il medico valuta indicazioni, controindicazioni, interazioni farmacologiche e monitora nel tempo la risposta del paziente.

Tra le molecole approvate in Italia per il trattamento dell'obesità:

  • Agonisti GLP-1 (semaglutide nella formulazione specifica per l'obesità; liraglutide): agiscono riducendo l'appetito e la velocità di svuotamento gastrico, aumentando il senso di sazietà. Sono oggi i farmaci con il profilo di efficacia più documentato.
  • Orlistat: agisce a livello intestinale riducendo l'assorbimento dei grassi alimentari di circa il 30%. È disponibile in formulazione ridotta anche senza prescrizione, ma la versione terapeutica richiede supervisione medica.
  • Naltrexone/bupropione: combinazione che agisce a livello centrale sui meccanismi di ricompensa e sazietà, riducendo la spinta verso i comportamenti alimentari compulsivi.

Se stai considerando uno di questi farmaci perché ne hai sentito parlare — in particolare dopo il grande interesse mediatico per alcune molecole GLP-1 — il primo passo non è cercare una prescrizione online: è un colloquio con il medico di medicina generale, che valuterà la tua idoneità clinica e in quale contesto terapeutico questa opzione abbia davvero senso per te.

Trattamento chirurgico per obesità

Trattamento chirurgico: le opzioni per l'obesità grave

Quando la combinazione di dieta, attività fisica e farmaci non è sufficiente a proteggere gli organi vitali e il BMI supera i 40 oppure supera i 35 in presenza di comorbidità severe come il diabete di tipo 2 non controllato, l'apnea del sonno grave o la steatoepatite non alcolica, la chirurgia bariatrica diventa un'opzione clinicamente raccomandata dalle linee guida nazionali e internazionali.

La chirurgia bariatrica: dal bypass alla sleeve gastrectomy

La chirurgia bariatrica non è un gesto di resa, né una scorciatoia. È una procedura salvavita con un profilo di sicurezza ben documentato nei centri di riferimento italiani accreditati, e con evidenze solide sulla riduzione della mortalità cardiovascolare e metabolica nelle obesità gravi. Le due tecniche principali oggi disponibili sono le seguenti.

  • bypass gastrico Roux-en-Y: il chirurgo crea una piccola tasca gastrica e la collega direttamente a un tratto dell'intestino tenue, riducendo sia la quantità di cibo che è possibile assumere sia l'assorbimento calorico. È considerato il gold standard chirurgico per le obesità severe con complicanze metaboliche importanti, in particolare per il diabete di tipo 2: in molti casi si osserva una remissione del diabete già nelle settimane successive all'intervento, prima ancora che il peso scenda significativamente.
  • sleeve gastrectomy (gastrectomia a manica): viene rimossa circa l'80% dello stomaco, lasciando una struttura tubulare allungata. Riduce drasticamente la capacità gastrica e agisce anche sulla produzione di grelina, il principale ormone della fame. È oggi l'intervento bariatrico più eseguito al mondo, con un ottimo profilo di efficacia e sicurezza.

Entrambe le procedure, in centri accreditati con chirurghi esperti, hanno tassi di complicazioni contenuti e portano a miglioramenti importanti nelle patologie correlate. È fondamentale però comprendere che la chirurgia è un nuovo inizio, non una soluzione definitiva: il supporto nutrizionale, il monitoraggio dei micronutrienti e l'accompagnamento psicologico devono continuare per tutta la vita. Senza questo percorso di sostegno, il rischio di riprendere peso o sviluppare nuovi squilibri rimane concreto.

Trattamento dell'obesità infantile

Il sovrappeso e l'obesità infantile e negli adolescenti rappresentano una delle sfide di salute pubblica più urgenti nel nostro Paese. Secondo i dati del Ministero della Salute, l'Italia si colloca tra le nazioni europee con la più alta prevalenza di obesità in età pediatrica. Affrontare questo problema richiede però un approccio radicalmente diverso rispetto a quello adulto, un approccio che molti genitori faticano a trovare nelle informazioni disponibili online.

Le linee guida della Società Italiana di Pediatria (SIP) sono esplicite: imporre regimi ipocalorici severi a un bambino in crescita è dannoso su più fronti. Sul piano fisico, può interferire con lo sviluppo osseo, muscolare e ormonale. Sul piano psicologico, crea un rapporto distorto con il cibo e con il proprio corpo che può evolvere (anche anni dopo) in un vero disturbo del comportamento alimentare. La parola "dieta", associata al bambino in sovrappeso, non dovrebbe mai comparire come strumento principale.

Il trattamento raccomandato si basa su tre pilastri. Il primo è il recupero del movimento: più gioco all'aria aperta, sport di squadra, attività fisica quotidiana e riduzione del tempo di sedentarietà davanti agli schermi. Il secondo è la modifica delle abitudini alimentari familiari: la spesa, la cucina, la qualità dei pasti condivisi. Un bambino non può cambiare se l'ambiente intorno a lui rimane invariato: il problema non è solo del bambino, ma dell'ecosistema familiare. Il terzo pilastro è il coinvolgimento attivo dell'intera famiglia nel percorso, con incontri periodici con pediatra e, dove disponibile, un nutrizionista pediatrico.

Solo nei casi di obesità grave con complicanze metaboliche documentate il pediatra può valutare un supporto farmacologico: si tratta sempre di una decisione medica, adottata all'interno di un percorso strutturato e mai come alternativa ai cambiamenti dello stile di vita familiare.

Fonti:

Bibliografia

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