Obesità in gravidanza: rischi, consigli sulla dieta e come gestirla in sicurezza

Scopriamo quali sono i rischi dell’obesità in gravidanza, i consigli per una dieta bilanciata e il ruolo del supporto emotivo e psicologico per la futura mamma.

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Obesità e gravidanza

Affrontare una gravidanza in sovrappeso o in condizioni di obesità richiede attenzioni specifiche, ma con il supporto medico adeguato è possibile vivere un'attesa serena.

Scopri quali sono i rischi dell'eccesso di peso per la mamma e per il bambino e come impostare una dieta bilanciata senza rischi.

Quando parliamo di obesità in caso di gravidanza? Il calcolo dell'IMC

L’obesità si misura generalmente attraverso l’Indice di Massa Corporea (BMI), uno strumento che ci aiuta a classificare il peso corporeo e che si calcola dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell'altezza in metri.

Secondo i parametri stabiliti dall’OMS, un BMI pari o superiore a 30 indica una condizione di obesità, mentre un BMI compreso tra 25 e 29,9 corrisponde al sovrappeso.

Aumento di peso corretto in gravidanza

L'aumento di peso durante la gravidanza è un processo fisiologico naturale, essenziale per sostenere la crescita del bambino. Oltre al peso del feto, contribuiscono a questo aumento, ad esempio, l'utero, la placenta, il liquido amniotico.

L'aumento di peso ideale in gravidanza varia da donna a donna e dipende principalmente da due fattori:

  • dall'Indice di Massa Corporea (BMI) di partenza;
  • dal tipo di gravidanza (ad esempio, una gravidanza gemellare determinerà un aumento di peso superiore). 

In base al peso di partenza, le linee guida identificano dei parametri generali:

  • Sottopeso (BMI < 18.5): + 12.5-18 kg
  • Normopeso (BMI 18.5 - 24.9): + 11.5-16 kg
  • Sovrappeso (BMI 25 - 29.9): + 7-11.5 kg
  • Obesità (BMI > 30): + 5-9 kg

In caso di obesità, quindi, l'aumento di peso dovrebbe rientrare tra i 5 e i 9 chili.

visita medica in gravidanza

Rischi per la mamma e per il bambino

Numerosi studi concordano nell'affermare che le donne in sovrappeso od obese prima o all'inizio della gravidanza sono esposte a un rischio maggiore di sviluppare patologie come ipertensione arteriosa, preeclampsia e diabete gestazionale. Questi rischi non riguardano solo la madre, ma, come vedremo, anche la salute del feto e del neonato. Le donne con un indice di massa corporea (BMI) superiore a 30-35 presentano un rischio raddoppiato di morte fetale intrauterina e neonatale rispetto a donne di peso normale.

I rischi aumentano anche in presenza di un incremento di peso significativo tra due gravidanze consecutive (incremento ponderale intergravidico).

I risultati di uno studio condotto in Svezia e pubblicato su The Lancet indicano che un moderato aumento di peso (6-11 kg) tra la prima e la seconda gravidanza è associato a un incremento del rischio di morte in utero e nel primo anno di vita del bambino. Il rischio aumenta ulteriormente per le donne che guadagnano oltre 11 kg tra le due gravidanze.

L'obesità materna durante la gravidanza comporta rischi significativi per la salute del bambino, tra cui:

  • Macrosomia: un neonato macrosomico è caratterizzato da un peso superiore alla norma al momento del parto. Nelle madri obese o con diabete gestazionale, il rischio di avere un bambino macrosomico è elevato e questo può complicare il travaglio e il parto, rendendo spesso necessario un taglio cesareo. Inoltre, i bambini macrosomici sono più inclini a problemi respiratori, ipoglicemia, ittero e malformazioni congenite, condizioni difficili da trattare.
  • Difetti del tubo neurale: i bambini nati da madri obese hanno un rischio maggiore di sviluppare difetti del tubo neurale, come spina bifida e anencefalia. L'assunzione di acido folico da parte della madre prima della gravidanza può ridurre significativamente questi rischi.
  • Obesità infantile e rischio di diabete: i bambini nati con un peso superiore alla norma hanno maggiori probabilità di sviluppare obesità e diabete di tipo 2. Studi dimostrano che la predisposizione all'obesità si manifesta già durante l'infanzia e l'adolescenza, aumentando il rischio di sviluppare malattie croniche.
  • Lesioni durante il parto: le madri obese spesso incontrano difficoltà durante il travaglio, con spinte inefficaci che prolungano la durata del parto. Questo può aumentare il rischio di sofferenza fetale e lesioni neonatali.

La prevenzione e la gestione del peso prima e durante la gravidanza sono essenziali per ridurre questi rischi e garantire una gravidanza più sicura per madre e figlio.

Come affrontare la gravidanza in caso di sovrappeso?

Una donna in sovrappeso che decide di intraprendere una gravidanza, dovrebbe prendere alcune precauzioni per vivere un'attesa il più possibile tranquilla e sicura per sé stessa e per il bambino.  

Il primo passo è consultare il proprio medico e lavorare con un team di esperti, tra cui un ginecologo, un dietologo o un nutrizionista e, possibilmente, uno psicologo, per affrontare non solo gli aspetti fisici, ma anche quelli emotivi e mentali dell'attesa. Grazie a Serenis, un centro medico online autorizzato, puoi consultare online alcune di queste figure professionali: troverai un'equipe composta da psicoterapeuti, nutrizionisti, dietologi ed endocrinologi. Puoi compilare il questionario e prenotare il primo colloquio gratuito con il professionista che fa al caso tuo.

Vediamo alcuni consigli e indicazioni generali che possono aiutare nella gestione della gravidanza in una condizione di obesità.

In gravidanza o durante l'allattamento, il tuo corpo ha esigenze specifiche.

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Mantenere una dieta sana ed equilibrata

Durante la gravidanza, è fondamentale adottare un'alimentazione bilanciata e varia per soddisfare i bisogni nutrizionali della madre e del bambino in crescita, senza però cadere nel mito del "mangiare per due". I professionisti della salute raccomandano di concentrarsi su qualità e varietà, anziché sulla quantità di cibo.

I principali gruppi alimentari da includere nella dieta in gravidanza sono:

  • frutta e verdura - rappresentano la fonte principale di vitamine e forniscono acido folico (vitamina B9), essenziale per prevenire difetti del tubo neurale, e fibre che contrastano la stitichezza gravidica. Esempi: verdure a foglia verde scuro (spinaci, bietole) e frutti ricchi di vitamina C (agrumi, kiwi);
  • cereali integrali - sostituire i cereali raffinati (pane bianco, pasta comune) con quelli integrali è la strategia più efficace per il senso di sazietà. Le fibre, infatti, rallentano l'assorbimento degli zuccheri, mantenendo stabili i livelli di energia ed evitando gli attacchi di fame improvvisa. Esempi: quinoa, avena, riso venere, farro e orzo decorticato;
  • latte e latticini - durante la gravidanza, il fabbisogno di calcio aumenta per permettere la formazione dello scheletro del bambino. Esempi: Yogurt greco bianco (alto contenuto proteico e basso contenuto di zuccheri) o formaggi freschi magri;
  • proteine magre - le proteine sono fondamentali per la costruzione dei tessuti e della placenta. Esempi: pesce azzurro (ricco di Omega-3), carni bianche, uova e legumi. È invece meglio limitare i pesci di grossa taglia per il rischio di accumulo di mercurio, preferendo alici, sarde o salmone;
  • grassi sani - la qualità dei grassi ingeriti dalla madre influisce direttamente sullo sviluppo cognitivo e visivo del neonato oltre ad avere effetti positivi sulla salute cardiovascolare della mamma. Esempi: olio extravergine d'oliva (a crudo), avocado e frutta secca (noci, mandorle);

Stile di vita attivo e attività fisica moderata

L’esercizio fisico moderato, permette di ottenere numerosi benefici: migliora l’umore, aiuta a prevenire un eccessivo aumento di peso e a ridurre il rischio di complicazioni come il diabete gestazionale o la preeclampsia. Fare lunghe passeggiate, fare le scale a piedi e sfruttare ogni occasione possibile per camminare è già un buon inizio per mantenersi attive durante la gestazione.

Se non si ha mai fatto molto esercizio prima di rimanere incinta, è bene chiedere al proprio medico come aumentare lentamente l'attività e quali sport praticare. 

Sonno e rilassamento: come gestire lo stress?

La gravidanza può essere un periodo emotivamente intenso. Rilassarsi e dormire aiuta a ridurre i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress, che, se elevato, può influenzare negativamente la gravidanza e contribuire all'aumento di peso. Uno stato di rilassamento promuove una salute mentale stabile, riducendo il rischio di ansia e depressione

Dimagrire in gravidanza: è possibile?

La gravidanza non è certamente il periodo ideale per perdere peso perché un dimagrimento potrebbe compromettere la salute del bambino. Tuttavia, è fondamentale valutare la situazione individuale, tenendo conto dell'indice di massa corporea (BMI) della donna all'inizio della gravidanza.

Nel caso in cui la perdita di peso fosse necessaria per motivi di salute, sarà il ginecologo a valutare, insieme ad altri specialisti, il quadro clinico complessivo. È molto importante che una donna non intraprenda mai diete fai da te durante la gravidanza, che possono portarti a escludere nutrienti essenziali per noi e per il feto.

In caso di obesità è meglio il parto cesareo?

Il parto cesareo è spesso considerato un passaggio quasi obbligatorio per le donne obese a causa dell'aumentato rischio di complicazioni durante il parto vaginale. La decisione però non è scontata e soprattutto dipende dal singolo caso.

Le donne con obesità presentano un rischio maggiore di infezioni post-operatorie, trombosi e complicanze anestesiologiche dopo un cesareo. D'altra parte, un parto vaginale può comportare distocia delle spalle, travaglio prolungato e sofferenza fetale.

La scelta del parto più appropriato dipende da una valutazione attenta della salute della madre e del bambino, tenendo conto di fattori come la presenza di altre patologie (diabete gestazionale, preeclampsia) e l'andamento del travaglio.

Fonti:

Sitografia

Pregnancy and obesity: Know the risks.

Mayo Clinic.

Obesity in pregnancy.

StatPearls - NCBI Bookshelf.

Obesity and pregnancy.

nhs.uk.

Bibliografia

Weight change between successive pregnancies and risks of stillbirth and infant mortality: a nationwide cohort study. — The Lancet, 387(10018), pp. 558-565

Cnattingius, S., Villamor, E. (2015)