Intolleranza al lievito: esiste veramente?

Talvolta si sente parlare di intolleranza al lievito. Ma esiste veramente? È definibile un'intolleranza? Facciamo chiarezza.
FMFrancesca Menta
Scritto daFrancesca MentaGiornalista e copywriter specializzata sul settore nutrizione
Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato29 agosto 2024
Aggiornato04 marzo 2025
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Intolleranza al lievito

Talvolta si sente parlare di intolleranza al lievito. Ma esiste veramente? Facciamo chiarezza.

Si può essere intolleranti o allergici al lievito?

È possibile soffrire di intolleranza al lievito? La risposta in breve è: no, o meglio, non esattamente. Infatti, gli studi ufficiali non proverebbero l’esistenza di una intolleranza o allergia al lievito propriamente detta. 

Solitamente si parla - erroneamente - di intolleranza al lievito quando ci si trova in presenza di uno squilibrio della flora intestinale causata dai lieviti il cui nome tecnico è disbiosi

Gonfiore, stanchezza e disturbi digestivi possono dipendere da un’intolleranza.

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Quali sintomi può causare l'assunzione di lieviti?

Ad ogni modo, è facile capire il perché della confusione. In alcuni soggetti infatti l’assunzione di lieviti provoca una sintomatologia molto simile a quella di alcune intolleranze, come l'intolleranza al glutine o al lattosio.

I sintomi più comuni, che vengono confusi con un qualche tipo di intolleranza al lievito sono:

  • Difficoltà digestive;
  • Gonfiore addominale e flatulenza;
  • Diarrea o stipsi;
  • Spossatezza e stanchezza;
  • Candidosi;
  • Eczemi e irritazioni;
  • Ritenzione idrica anomala;
  • Mal di testa;
  • Dolori articolari.

Intolleranza al lievito sintomi

Consigli su come comportarsi a tavola

La disbiosi intestinale, spesso confusa con delle forme di intolleranza al lievito o allergia, può, in realtà, venire prevenuta tramite alcune buone pratiche da tenere a tavola, durante i pasti. Risulta infatti che una dieta ricca di prodotti fermentati e contenenti lievito di birra possa infatti portare all’acuirsi della sintomatologia. 

Dove possibile, sostituire il lievito con ingredienti equivalenti.

Cosa mangiare se si hanno sintomi di “intolleranza al lievito”?

Il consiglio è quello di adottare una dieta equilibrata, limitando l’assunzione di lievitati e di alcolici e, in generale, di alimenti che possano rompere l’equilibrio della flora batterica intestinale. 
Anche l’assunzione di una corretta quantità di fibre e di almeno due litri d’acqua ogni giorno aiuta la mobilità intestinale e dunque a mantenere equilibrata la flora batterica.

Dunque, l’”intolleranza al lievito” fa ingrassare? No. Tuttavia, un’alimentazione e uno stile di vita errati e sbilanciati possono causare disbiosi intestinale e favorire l’accumulo di grasso, e dunque l’aumento di peso. 

Le intolleranze alimentari richiedono una gestione alimentare precisa e mirata. Grazie a Serenis Nutrizione puoi iniziare un percorso nutrizionale per la gestione delle intolleranze alimentari: la nostra equipe medica composta da nutrizionisti, dietologi ed endocrinologi saprà darti il giusto supporto nutrizionale. Compila il questionario e prenota il primo colloquio gratuito. 

Gonfiore, stanchezza e disturbi digestivi possono dipendere da un’intolleranza.

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Intolleranza al lievito: cosa non mangiare.

La disbiosi intestinale

Nel nostro intestino vivono una quantità di batteri e microrganismi, la cosiddetta flora batterica, che aiuta nei processi digestivi ed è collegata al sistema immunitario. 

Quando l’equilibrio della flora batterica intestinale si “rompe” parliamo di disbiosi: un eccesso di batteri potenzialmente dannosi che vanno ad irritare l’intestino, portando alla sintomatologia che abbiamo descritto poc’anzi e che molti confondono per intolleranza al lievito di birra.

La disbiosi non è causata solamente da un’alimentazione errata, ma può essere provocata anche dall’assunzione di determinati farmaci - come gli antibiotici -, oppure condizioni come lo stress.

Test per l’intolleranza al lievito

Qualora si sospetti di soffrire di un’intolleranza al lievito, ovvero di una disbiosi intestinale, è possibile chiedere un consulto ad un professionista.

Ad oggi esistono diversi test per valutare il benessere della flora intestinale:

  • Breath test, simile a quello che viene effettuato per l’intolleranza al lattosio. Si analizza l’espirato del paziente per valutarne la composizione;
  • Coprocultura. Esame delle feci, per analizzare l’eventuale presenza e quantità di specie batteriche;
  • Test delle urine. Viene effettuato in particolare alla ricerca di molecole quali Scatolo e Indicano, che in quantità elevate suggeriscono un’alterazione rispettivamente del microbiota del colon e dell’intestino tenue. 

Fonti:

Bibliografia

Differences in Yeast Intolerance Between Patients with Crohn’s Disease and Ulcerative Colitis. — Diseases of the Colon & Rectum, 50(1), pp. 83-88

Brunner, B., Scheurer, U., Seibold, F. (2006)

Food intolerance in functional bowel disorders. — Journal of Gastroenterology and Hepatology, 26(s3), pp. 128-131

Gibson, P.R. (2010)

Sugars in food intolerance and gut fermentation. — Journal of Nutritional & Environmental Medicine, 14(2), pp. 107-113

Eaton, K. K. (2003)

Management of patients with food intolerance in irritable bowel syndrome: the development and use of an exclusion diet. — Journal of Human Nutrition and Dietetics, 8(3), pp. 159-166

Parker, T.J., Naylor, S.J., Riordan, A.M., Hunt, J.O. (1994)

Immune sensitization to food, yeast and bacteria in Crohn’s disease. — Alimentary Pharmacology & Therapeutics, 15(10), pp. 1647-1653

Van Den Bogaerde, J., Kamm, M. A., Knight, S. C.

Alcune domande che potresti avere