Autismo e alimentazione: gestire la selettività e i falsi miti

Il complesso rapporto tra autismo e cibo
Le difficoltà alimentari, tra cui la selettività e la ridotta varietà della dieta, sono relativamente comuni durante l'infanzia. Nei bambini con Disturbo dello Spettro Autistico (DSA), queste difficoltà possono essere particolarmente rilevanti e rappresentare una fonte di preoccupazione per le famiglie.
La selettività alimentare non è riconducibile a un'unica causa, ma può essere influenzata dall'interazione di diversi fattori, tra cui le caratteristiche sensoriali, le preferenze individuali, il bisogno di familiarità e prevedibilità e, in alcuni casi, la presenza di problematiche gastrointestinali.
Durante i pasti, alcuni bambini possono mostrare una forte preferenza per determinati alimenti o modalità di preparazione e una maggiore difficoltà nell'accettare alimenti nuovi o variazioni rispetto alle abitudini consolidate. Quando queste difficoltà sono particolarmente marcate, la varietà della dieta può ridursi significativamente e richiedere un'attenzione specifica agli aspetti nutrizionali.
La selettività alimentare (picky eating)
La selettività alimentare è un fenomeno complesso e relativamente comune durante l’infanzia, che può manifestarsi in modo differente da bambino a bambino. Nei bambini con disturbo dello spettro autistico, le differenze nella percezione e nell'elaborazione degli stimoli sensoriali possono contribuire alle difficoltà nell'accettazione di determinati alimenti. Consistenza, odore, sapore, temperatura, colore e forma possono infatti influenzare la disponibilità ad assaggiare o consumare un alimento.
Anche la familiarità e la prevedibilità possono avere un ruolo. Alcuni bambini possono preferire che gli alimenti vengano preparati o presentati secondo modalità conosciute e mostrare disagio quando cambiano la disposizione nel piatto, la consistenza, la marca o altri elementi abituali del pasto. Queste reazioni non dovrebbero essere interpretate semplicemente come opposizione o capriccio, ma considerate nel contesto delle caratteristiche individuali del bambino e della sua esperienza sensoriale.
Quando la selettività è marcata e persistente, la varietà della dieta può ridursi significativamente e, in alcuni casi, aumentare il rischio di un apporto nutrizionale non adeguato. Le possibili conseguenze dipendono dagli alimenti esclusi e da quelli accettati e possono riguardare, tra gli altri, l'apporto di fibre, proteine, calcio, vitamine e minerali.
La valutazione di un nutrizionista pediatrico può essere utile per determinare il numero di alimenti consumati, ma anche la qualità complessiva della dieta, la crescita e lo stato nutrizionale del bambino, individuando strategie personalizzate e rispettose delle sue caratteristiche e dei suoi tempi.
Esiste una correlazione con i disturbi gastrointestinali?
Nei bambini con disturbo dello spettro autistico possono essere presenti diversi disturbi gastrointestinali, tra cui stitichezza, diarrea, dolore addominale, reflusso, nausea e vomito. La relazione tra questi sintomi e la selettività alimentare è complessa e potrebbe, almeno in alcuni casi, essere bidirezionale; non è quindi possibile stabilire un rapporto causale univoco.
Da un lato, una marcata selettività alimentare può portare a una dieta poco varia e a una ridotta assunzione di alcuni gruppi alimentari, come frutta, verdura e altre fonti di fibre, con possibili ripercussioni sulla funzionalità intestinale. Dall’altro questi sintomi gastrointestinali possono rendere l’esperienza del pasto poco confortevole e contribuire al rifiuto di alcuni alimenti o a una maggiore restrizione della dieta. In questi casi, la selettività alimentare può rappresentare anche una risposta a sensazioni corporee percepite come fastidiose o dolorose.
La complessità di questa relazione ha portato a considerare anche il possibile ruolo del microbiota intestinale. Una dieta poco varia e povera di fibre può infatti influenzare la composizione e la diversità del microbiota. Allo stesso tempo, alcuni studi hanno evidenziato differenze nella sua composizione nei bambini con disturbo dello spettro autistico, ipotizzando una possibile associazione con le abitudini alimentari e la presenza di sintomi gastrointestinali. Tuttavia, non è ancora chiaro se tali alterazioni siano una causa o una conseguenza di questi fattori.
Diete di esclusione: scienza vs falsi miti
Di fronte alle difficoltà alimentari e comportamentali dei figli, molti genitori ricorrono all'uso di diete speciali, tra cui quella priva di glutine e caseina. Un mito diffuso suggerisce che rimuovere queste proteine possa essere un trattamento terapeutico per i sintomi dell'autismo.
Tuttavia, gli studi scientifici e le revisioni sistematiche della letteratura non supportano l'efficacia di queste diete. I consensi scientifici internazionali, pertanto, ne sconsigliano l'adozione come intervento di routine, poiché può esporre i bambini al rischio di carenze di micronutrienti essenziali, in particolare calcio e vitamina D, oltre a rappresentare un pesante carico organizzativo ed economico per le famiglie. La rimozione di queste proteine ha un reale valore scientifico e clinico solo in presenza di una diagnosi medica accertata di celiachia, intolleranza al glutine, allergia o intolleranza alla caseina, o in presenza di evidenti e documentati sintomi gastrointestinali. Anche in queste situazioni specifiche, qualsiasi variazione dietetica dovrebbe essere personalizzata e monitorata da un medico e da un nutrizionista.
Strategie pratiche per le famiglie
Per affrontare le difficoltà alimentari e la forte selettività, l’Analisi del Comportamento Applicata (ABA) rappresenta uno degli approcci con maggiore supporto empirico per migliorare i comportamenti a tavola e ampliare gradualmente la varietà alimentare. Le strategie utilizzate possono includere:
- Attenuazione dello stimolo e della consistenza: è la base scientifica di quello che comunemente viene definito food chaining. Consiste nel modificare gradualmente le caratteristiche fisiche dei cibi accettati per desensibilizzare il bambino e favorire la flessibilità nell'assunzione di nuovi alimenti. L'esposizione graduale (toccare il cibo, avvicinarlo alle labbra, leccarlo, masticarlo) favorisce la flessibilità nell'assunzione di nuovi sapori.
- Presentazione simultanea e sequenziale: consiste nell'offrire un cibo non preferito insieme o in prossimità di uno preferito per mitigarne il sapore (es. coprire parzialmente una fragola con del cioccolato o offrire prima la fragola e il cioccolato subito dopo).
- Rinforzo Differenziale (DRA/DRI): prevede l’uso di un premio immediato e gratificante (giochi, lodi o attività preferite) quando il bambino compie progressi verso il cibo target, ignorando al contempo i comportamenti problematici e i tentativi di rifiuto
Data la complessità delle difficoltà alimentari nello spettro autistico, legate all’interazione di fattori neurobiologici, sensoriali e comportamentali, è importante inserire queste strategie all’interno di un percorso di educazione alimentare personalizzato e di un approccio multidisciplinare. Il team può coinvolgere pediatra, nutrizionista pediatrico, terapista occupazionale e psicologo o analista del comportamento, in base alle esigenze del bambino.
Il coinvolgimento attivo dei genitori è fondamentale per l’efficacia del percorso. Attraverso il Parent Training e programmi come il Behavioral Skills Training (BST), i caregiver possono acquisire strategie da applicare a casa in modo coerente, favorendo risposte educative più adeguate. Anche protocolli familiari mirati, come il MEAL Plan o EAT-UP™, possono contribuire a promuovere comportamenti positivi e un ambiente più sereno a tavola, riducendo lo stress e il carico emotivo dell’intero nucleo familiare.
Sitografia
Bibliografia
Avoidant/restrictive food intake disorder: A new eating disorder diagnosis in the diagnostic and statistical manual 5. — Current Opinion in Pediatrics, 29(4), pp. 407-413
Mammel, K. A., , Ornstein, R. M. (2017)