Il freddo fa dimagrire? Verità e falsi miti
Il freddo fa dimagrire, o è un falso mito? Purtroppo, sebbene l’esposizione alle basse temperature possa aumentare il dispendio energetico, l’effetto sul peso corporeo è estremamente modesto.

L’idea che il freddo faccia “dimagrire” è diffusa ma, purtroppo, imprecisa. Se esposto al freddo il corpo tende a consumare più energia per mantenere la temperatura interna, tuttavia l’effetto sul peso corporeo e sul dispendio di grassi è limitato. Vediamo più nel dettaglio verità e falsi miti.
Il freddo fa dimagrire?
Diamo subito una risposta secca. No, il freddo non fa dimagrire di per sé. Ma andiamo con ordine.
Quando la temperatura si abbassa, l’organismo reagisce attivando una serie di meccanismi “di difesa” per mantenere stabile la temperatura interna. Questi processi sono chiamati termogenesi, ed aumentano effettivamente il dispendio energetico dell’organismo. Tuttavia, l’effetto sul peso corporeo è molto limitato.
Inoltre, il freddo può spingere ad aumentare l’appetito, portando a “compensare” il deficit calorico.
Per questo, nonostante la risposta fisiologica esista, l’esposizione al freddo non può e non deve essere considerata una sorta di scorciatoia per perdere peso velocemente.
Se si vuole dimagrire, ciò che conta davvero sono alimentazione, attività fisica e mantenere delle buone abitudini nel tempo.
Cosa succede al corpo quando fa freddo?
Quando fa freddo, l’organismo reagisce per proteggere la propria temperatura interna, mantenendola intorno ai 37 °C. Per farlo attiva la termogenesi, ovvero la produzione di calore attraverso vari meccanismi fisiologici.
Il primo meccanismo è quello che noi colloquialmente chiamiamo brivido. I brividi non sono altro che una serie di rapide contrazioni muscolari involontarie, che generano calore e aumentano il consumo di energia. In questa fase, si stima che il corpo possa arrivare a bruciare fino a cinque volte più calorie del normale, ma solo per brevi periodi. Si tratta infatti di una risposta temporanea, che si interrompe appena il corpo si riscalda.
Oltre alla termogenesi “da brivido” esiste quella senza brividi, che coinvolge un particolare tipo di tessuto adiposo: il cosiddetto grasso bruno.
Diversamente dal grasso bianco, che “immagazzina” energia, quello bruno la utilizza per produrre calore. Tende ad essere più abbondante nei neonati, e in età adulta tende a ridursi e concentrarsi in aree come collo, spalle e colonna vertebrale. L’esposizione al freddo, così come l’esercizio fisico, possono dunque andare ad “attivarlo”. Inoltre, alcune ricerche mostrano che l’esposizione prolungata a basse temperature possa andare potenzialmente a trasformare una parte del grasso bianco in bruno.
Oltre ad aumentare il dispendio energetico, il freddo stimola anche altre risposte dell’organismo, tra cui la vasocostrizione, ovvero la riduzione del flusso sanguigno per limitare la dispersione di calore, e un maggiore lavoro del sistema cardiovascolare.
Nel complesso, il freddo “aumenta” il metabolismo, ma lo fa temporaneamente e in maniera non sufficiente, da sola, a causare una perdita di peso significativa o dimagrimento. Per questo motivo anche dormire al freddo non fa dimagrire.

Quante calorie in più si bruciano con il freddo? In inverno si bruciano più calorie?
L’esposizione al freddo può aumentare il consumo di calorie, ma l’entità di questo incremento non è “fissa” e dipende da diversi fattori tra cui:
- Temperatura;
- Durata dell’esposizione al freddo;
- Composizione corporea nel suo complesso.
Il brivido, come abbiamo visto, è il meccanismo più dispendioso. Tuttavia, si tratta di una condizione transitoria e non sostenibile a lungo. Anche la termogenesi senza brividi, che coinvolge il grasso bruno, contribuisce a incrementare il dispendio energetico, ma con effetti nel complesso modesti e graduali.
Lo sport all’aperto durante l’inverno, l’attività aerobica o attività come sci, corsa o pattinaggio possono amplificare l’effetto, poiché il corpo consuma energia sia per il movimento in sé, sia per mantenere la temperatura corporea. Nonostante ciò, anche in questo caso il surplus calorico resta contenuto e non tale da causare una perdita di peso duratura.
Come dimagrire con il freddo? Verità e falsi miti su doccia fredda, ice bathing e crioterapia
Esporsi al freddo può aumentare il dispendio energetico, ma non fa dimagrire.
Le tecniche che vengono spesso pubblicizzate come potenzialmente “miracolose” in tal senso, come docce fredde, immersioni in acqua ghiacciata (il cosiddetto ice bathing) e crioterapia sfruttano la termogenesi indotta dal freddo, ma, come abbiamo visto, gli effetti sul dispendio di grasso sono estremamente modesti e trascurabili. Questo, nonostante vengano solitamente elencate quando si parla di come accelerare il metabolismo.
Le docce fredde possono dare una sensazione di vigore, aiutare a sentirsi più svegli ed energici e stimolare la circolazione, ma non aiutano a bruciare abbastanza calorie da produrre un dimagrimento reale. L’ice bathing, pratica che prevede immersioni di pochi minuti in acqua a bassa temperatura, può ridurre l’infiammazione e la sensazione di dolore muscolare dopo l’esercizio fisico, ma se effettuata senza supervisione professionale comporta anche dei rischi, tra cui:
- Ipotermia;
- Shock termico;
- Aritmie;
- Aumento della pressione in soggetti predisposti.
Inoltre, anche in questo caso, non provoca perdita di peso o dimagrimento.
La crioterapia, utilizzata in alcuni centri specializzati, espone il corpo a temperature estremamente basse per brevi periodi. Alcuni studi segnalano degli effetti positivi sulla percezione di recupero fisico, ma non confermano un impatto concreto sulla perdita di peso. Infine, la cosiddetta ice hack diet, basata sul consumo di cibi e bevande fredde per “attivare” il metabolismo basale, non ha alcun fondamento scientifico.
Nessuna scorciatoia, quindi. Senza un’alimentazione equilibrata e attività fisica costante, i risultati sulla perdita di peso sono e restano minimi.
L’attività fisica al freddo: pro e contro
Nonostante il freddo non faccia dimagrire, allenarsi all’aperto (anche) durante la stagione fredda può dare diversi benefici, sebbene sia altrettanto necessario prendere alcune precauzioni.
Le attività all’aperto, come la corsa (e in questo senso può essere utile leggere il nostro articolo su come iniziare a correre), la camminata veloce, sci, pattinaggio o altri offrono tutta una serie di vantaggi collaterali, e in particolare una maggiore esposizione alla luce solare, utile per la produzione di vitamina D, e un rinforzo del sistema immunitario. Durante i mesi freddi è tipico essere più sedentari, e svolgere attività fisica aiuta a contrastare questa abitudine.
Tuttavia, esistono anche dei contro. Il freddo, se particolarmente intenso, può aumentare il rischio di ipotermia, geloni o cadute dovute al ghiaccio, soprattutto se non si indossa un abbigliamento adatto. Inoltre, l’aria fredda può irritare le vie respiratorie, peggiorando eventuali disturbi preesistenti, come l’asma.
È dunque importante scegliere abbigliamento a strati, usare calzature con una buona aderenza per i terreni innevati o ghiacciati se necessario, e proteggere pelle e labbra con dei prodotti specifici.
Fonti:
- Presby, D. M., Jackman, M. R., Rudolph, M. C., Sherk, V. D., Foright, R. M., Houck, J. A., Johnson, G. C., Orlicky, D. J., Melanson, E. L., Higgins, J. A., & MacLean, P. S. (2019). Compensation for cold-induced thermogenesis during weight loss maintenance and regain. American Journal of Physiology-Endocrinology and Metabolism, 316(5), E977–E986. https://doi.org/10.1152/ajpendo.00543.2018
- Zhu, P., Zhang, Z., Huang, X., Shi, Y., Khandekar, N., Yang, H., Liang, S., Song, Z., & Lin, S. (2018). Cold exposure promotes obesity and impairs glucose homeostasis in mice subjected to a high‑fat diet. Molecular Medicine Reports. https://doi.org/10.3892/mmr.2018.9382
- McKie, G. L., Shamshoum, H., Hunt, K. L., Thorpe, H. H. A., Dibe, H. A., Khokhar, J. Y., Doucette, C. A., & Wright, D. C. (2021). Intermittent cold exposure improves glucose homeostasis despite exacerbating diet‐induced obesity in mice housed at thermoneutrality. The Journal of Physiology, 600(4), 829–845. https://doi.org/10.1113/jp281774