Falsi miti alimentari: cosa dicono 25 professionisti della nutrizione

Carboidrati, glutine, calorie e dimagrimento: 25 professionisti della nutrizione sfatano 5 falsi miti alimentari ancora molto diffusi.

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Falsi miti alimentari

C'è una domanda semplice che abbiamo rivolto a un gruppo di nutrizioniste e nutrizionisti: quali sono i tre falsi miti alimentari che incontrate più spesso nei vostri pazienti? E, tra questi, qual è quello che vi preoccupa di più?

Le 25 risposte raccolte disegnano un quadro che, a prima vista, sembra un catalogo di luoghi comuni: i carboidrati che gonfiano, la frutta che fa ingrassare se mangiata dopo i pasti, il miele "più sano" dello zucchero, il glutine da evitare per sentirsi più leggeri. Ma leggendole con attenzione salta fuori qualcosa di più interessante. Quasi tutti questi miti, così diversi tra loro, condividono la stessa radice: un modo rigido di guardare al cibo, fatto di regole, divieti e giudizi.

Ed ecco il dato più curioso: quando abbiamo chiesto qual è il mito più diffuso, la risposta è stata quasi unanime (i carboidrati). Ma quando abbiamo chiesto qual è il più pericoloso, molti hanno cambiato bersaglio. Il problema, per chi lavora ogni giorno con i pazienti, non è quasi mai il piatto di pasta, ma è l'ansia che gli gira intorno.

1. I carboidrati: il mito più diffuso, non il più grave

Partiamo dal grande protagonista. "I carboidrati fanno ingrassare", con tutte le sue varianti: non mangiarli la sera, preferire il riso alla pasta, eliminarli per dimagrire, è la credenza che torna in quasi ogni questionario: È il campione assoluto di frequenza.

Eppure, quando si passa a chiedere quale mito preoccupi di più, i carboidrati scivolano indietro. Chi li segnala lo fa raramente per l'alimento in sé, e quasi sempre per la mentalità che si portano dietro. Lo dice bene Irene Celestre, biologa nutrizionista: "È quella più gettonata e inoltre mette il paziente in costante allerta: se ne mangia troppi ha sbagliato, deve rimediare, deve controllare."

Il punto non è la pasta, insomma, ma lo stato di sorveglianza che si crea attorno a un intero gruppo di alimenti. Come ricordano diversi professionisti, nessun singolo cibo, da solo, determina l'aumento di peso: contano l'equilibrio complessivo e lo stile di vita.

Pane, pasta e riso non sono nemici da eliminare. La domanda giusta non è "sì o no ai carboidrati", ma come inserirli in modo equilibrato nella giornata.

Falsi miti sull’alimentazione secondo i professionisti

2. Buoni contro cattivi: il mito che fa più danni

Se i carboidrati vincono per frequenza, la vera preoccupazione dei professionisti è un'altra: la tendenza a dividere gli alimenti in "buoni" e "cattivi", "concessi" e "vietati". E, nella sua versione più sottile, l'idea che mangiare bene significhi mangiare in modo perfetto.

Su questo punto le risposte sono sorprendentemente allineate. Silvia Bigucci, dietista-nutrizionista specializzata nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare, spiega perché questa classificazione è così insidiosa: "Il risultato è spesso un'alternanza tra restrizione e perdita di controllo, accompagnata da ansia, senso di colpa e paura di alcuni alimenti. Con il tempo si rischia di perdere la capacità di ascoltare i propri segnali di fame e sazietà."

C'è poi una variante ancora più difficile da riconoscere, perché socialmente premiata: il mito della perfezione. Lo descrive uno dei contributi più netti della survey, quello di Mirko Ragazzini, biologo nutrizionista clinico (su Instagram @he.alt.ly): "Mangiare bene significa mangiare perfettamente. È uno dei miti più insidiosi: trasforma le scelte alimentari in un giudizio morale e divide il cibo in 'puro' o 'sbagliato'."

Il meccanismo, raccontato da molti, è sempre lo stesso: un pasto vissuto come "sbagliato" diventa un fallimento, arriva la sensazione di "aver rovinato tutto", e da lì il circolo restrizione-eccesso. Con una ricaduta che va oltre il piatto: la rinuncia a cene, pranzi e occasioni con gli altri, per paura di uscire dai propri schemi.

Un'alimentazione sana non è una lista di divieti, ma un equilibrio flessibile. Nessun alimento, da solo, "fa male": conta la qualità complessiva della dieta nel tempo.

3. "Meno mangio, prima dimagrisco": il malinteso più duro a morire

Il terzo grande filone è l'equazione, radicatissima, tra dimagrimento e privazione. Nelle risposte compare in mille forme: saltare la colazione o gli spuntini per "risparmiare" calorie, ridurre le porzioni all'osso, "compensare" un pasto abbondante con un digiuno o un allenamento vissuto come castigo.

Sara Moscato, biologa nutrizionista, fotografa così la spirale che ne deriva: "Portano a restrizione eccessiva, fame costante ma 'meritata', come una punizione, rinunce e frustrazione, ansia e senso di colpa continuo, aspettative irrealistiche sul percorso nutrizionale."

Molti professionisti osservano che questa strategia si ritorce contro chi la adotta: saltare i pasti per dimagrire velocemente aumenta la fame nelle ore successive e spinge verso scelte impulsive. La logica della compensazione, in particolare, trasforma ogni pasto in qualcosa "da guadagnare" o "da smaltire". Come sintetizza più di una risposta, un singolo pasto non definisce il percorso alimentare di una persona.

L'alimentazione che funziona è quella sostenibile, non quella più severa. Distribuire bene i pasti aiuta a gestire fame, energia e sazietà lungo la giornata.

Mangiare meno fa dimagrire? Il falso mito della restrizione alimentare

4. Eliminare "per sicurezza": quando è il divieto a creare il problema

C'è un gruppo di risposte che tocca un tasto diverso, perché non riguarda solo la testa ma anche la salute. È l'abitudine di eliminare interi alimenti "per prudenza", senza una diagnosi: in cima alla lista il glutine, ma anche lattosio, legumi, alcune verdure.

Qui il campanello d'allarme è concreto. Diverse risposte ricordano che togliere il glutine prima di eventuali accertamenti può rendere più difficile diagnosticare la celiachia. E poi c'è l'automatismo "se mi gonfia, sono intollerante". Simone Di Stefano, biologo nutrizionista specializzando in Scienza dell'Alimentazione, invita alla cautela: "Un sintomo isolato non può essere considerato di per sé la prova di un'intolleranza: prima di escludere intere categorie alimentari è necessario capire il contesto, valutare le quantità e, quando indicato, procedere con accertamenti adeguati."

Gonfiore o pesantezza, spiegano i professionisti, sono segnali aspecifici: possono dipendere da quantità, frequenza, velocità con cui si mangia, stress e molto altro. Attribuirli a un singolo alimento rischia di innescare eliminazioni a catena, con diete sempre più povere e il dubbio, mai risolto, su cosa provochi davvero il disturbo.

Prima di cancellare un alimento dalla propria vita, soprattutto per sempre, vale la pena capirne il motivo, meglio se con l'aiuto di un professionista.

5. I nuovi miti digitali: quando il numero prende il posto del contesto

Accanto ai miti di sempre, la survey fa emergere una novità che vale la pena tenere d’occhio: l’uso di app e intelligenza artificiale per contare le calorie, come se quel numero, da solo, bastasse a definire un’alimentazione sana. L’idea errata di fondo è: «Se il totale torna, posso mangiare qualsiasi cosa». Per valutare la qualità dell’alimentazione contano anche la varietà, l’equilibrio e la composizione complessiva della dieta, come indicato nelle Linee guida per una sana alimentazione del Ministero della Salute.

I professionisti che lo citano non demonizzano gli strumenti, ma segnalano il rischio di ridurre il cibo a pura matematica. Due giornate con le stesse calorie, ricordano, possono essere profondamente diverse per qualità, fibre, proteine e sodio. E davanti a una condizione clinica specifica, affidarsi solo al conteggio automatico fa perdere proprio la parte più preziosa: la personalizzazione.

Le calorie sono un elemento, non l'unico. Un'app può aiutare a prendere consapevolezza, ma non sostituisce uno sguardo d'insieme.

Cosa hanno in comune tutti questi miti

Se si mettono le risposte una accanto all'altra, il messaggio è più coerente di quanto sembri. I falsi miti citati sono tanti e apparentemente distanti, dai carboidrati al glutine, dagli spuntini saltati alle app, ma quasi tutti nascono dallo stesso terreno: il pensiero tutto-o-niente, la divisione del mondo in cibi giusti e sbagliati, la caccia alla regola perfetta, l'idea che si dimagrisca soffrendo.

Ed è per questo che, quando i professionisti indicano il mito “più pericoloso”, quasi mai chiamano in causa un singolo alimento, ma un atteggiamento. Il problema, dalle risposte raccolte, sta meno in cosa si mangia e più nel come si vive il cibo: con serenità o con ansia, con flessibilità o con sensi di colpa. Un cambio di prospettiva che sposta l'attenzione dal singolo pasto alla costruzione di abitudini che durano.

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Conclusioni

Questa raccolta evidenzia come i miti sul cibo raramente riguardano davvero il cibo: più spesso riguardano il rapporto che abbiamo. Dimagrire non vuol dire privarsi, e le strategie più restrittive sono anche le meno sostenibili. E prima di eliminare un alimento "per prudenza" conviene capirne il perché.

Il filo che attraversa quasi tutte le risposte è, in fondo, rassicurante: nessun alimento è nemico e non esiste un'alimentazione perfetta. Esiste, semmai, un equilibrio possibile, flessibile, personale, mantenibile nel tempo. Ed è lì, più che nell'ennesima regola da seguire, che conviene guardare.

Se senti che il tuo rapporto con il cibo è diventato fonte di ansia o rigidità, parlarne con un professionista può aiutarti a ritrovare serenità. Con Serenis puoi confrontarti con nutrizioniste e nutrizionisti in un percorso pensato su di te: il primo colloquio conoscitivo è gratuito e senza impegno.

I professionisti che hanno partecipato

Un grazie ai 25 professionisti della nutrizione che hanno condiviso la loro esperienza per questo Osservatorio Serenis:

  • Dott.ssa Silvia Bigucci - Dietista-Nutrizionista, specializzata nel trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare
  • Dott.ssa Erika Mollo - Dietista
  • Dott. Mirko Ragazzini - Biologo Nutrizionista Clinico (IG: @he.alt.ly)
  • Dott.ssa Paola Casulli - Biologa Nutrizionista, specialista in Scienze dell'Alimentazione
  • Dott.ssa Claudia Moscatelli - Biologa Nutrizionista
  • Dott.ssa Luisa Romano - Biologa Nutrizionista
  • Dott.ssa Elena Zanforlin - Biologa Nutrizionista
  • Dott. Francesco Bordolini
  • Dott.ssa Laura Francavilla - Biologa Nutrizionista
  • Dott.ssa Martina Rosati
  • Dott.ssa Rosanna Di Carlo - Biologa Nutrizionista
  • Dott.ssa Irene Celestre - Biologa Nutrizionista
  • Dott.ssa Elisa Di Matteo - Biologa Nutrizionista
  • Dott. Elton Pirrone - Biologo Nutrizionista
  • Dott.ssa Giulia Olivero - Biologa Nutrizionista
  • Dott.ssa Rachele Lanzante - Biologa Nutrizionista (IG: @eat_forhealth_)
  • Dott.ssa Arianna Di Marco - Biologa Nutrizionista
  • Dott. Nicolò Ferri - Biologo Nutrizionista
  • Dott.ssa Isabella Sandretto - Biologa Nutrizionista
  • Dott.ssa Federica Papagno - Dietista e Biologa Nutrizionista
  • Dott.ssa Sara Moscato - Biologa Nutrizionista
  • Dott. Simone Di Stefano - Biologo Nutrizionista, specializzando in Scienza dell'Alimentazione
  • Dott. Davide Capparelli - Nutrizionista
  • Dott. Maurizio Romano - Biologo Nutrizionista e Dietista
  • Dott.ssa Adelia D'Andrizza

Nota metodologica: osservatorio basato su una survey a risposta aperta compilata da 25 professionisti della nutrizione tra il 17 e il 22 luglio 2026. Le citazioni sono tratte testualmente dalle risposte. Il campione è limitato e non rappresentativo dell'intera popolazione dei professionisti della nutrizione.

Fonti:

Sitografia

Linee guida per una sana alimentazione

Ministero della Salute

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