Vino analcolico: produzione, gusto e controindicazioni

Il vino dealcolato è l'alternativa analcolica che mantiene aromi e polifenoli riducendo le calorie. Scopri le tecniche di produzione, gli aspetti normativi in Italia e i consigli su salute, gravidanza e diabete per un consumo consapevole.

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Vino analcolico o dealcolato

Il vino dealcolato, meglio conosciuto come vino analcolico, è entrato da alcuni anni nel commercio italiano e internazionale e sta facendo discutere moltissime persone proprio per il suo particolare metodo di produzione, per il gusto delicato e originale, ma anche per le possibili controindicazioni derivanti dal suo consumo. Molti si domandano se il vino senza alcol faccia male, altri invece lo preferiscono rispetto ad altre tipologie di vino più raffinate e tradizionali.

Quel che è certo è che nel 2021 il vino analcolico è diventato parte integrante della riforma della politica agricola comune (PAC), una scelta che aveva come obiettivo quello di spingere i consumi e creare nuove abitudini, forse più salutari, per tutte le persone. 

Ma come si produce il vino dealcolato? Quali sono le caratteristiche, i vantaggi e i rischi derivanti dal suo consumo? Si tratta di un vino adatto a tutti o ci sono delle controindicazioni? Vediamo insieme i dettagli nei prossimi paragrafi!

Cos'è il vino analcolico o dealcolato

Il vino analcolico è una bevanda ottenuta da vino tradizionale, dal quale viene rimosso l'alcol tramite processi fisici (come distillazione sotto vuoto oppure osmosi inversa) per ridurne il grado alcolico fino allo 0,5% (analcolico) o superiore (parzialmente dealcolato), mantenendo colore e aromi. 

Generalmente il vino zero alcol presenta meno calorie di un vino tradizionale ed è privo di effetti inebrianti, rappresentando un'alternativa perfetta per uno stile di vita sobrio o per esigenze specifiche. Ideale per chi guida, per chi segue diete, chi ha esigenze mediche o chiunque abbia intenzione di ridurre il consumo di alcol.

Dal gennaio 2026, l'Italia ha ufficialmente sbloccato la produzione interna e la relativa fiscalità, permettendo alle cantine italiane di produrre ed etichettare questi prodotti direttamente sul territorio nazionale.

Come si produce il vino analcolico?

Come si fa il vino dealcolato? Attualmente esistono tre diversi procedimenti di sottrazione di etanolo dal vino, che possono essere usati singolarmente o combinati, e sono: 

  1. l’evaporazione sottovuoto, un procedimento che prevede l’evaporazione dell’alcol in un ambiente sottovuoto in modo da abbassare drasticamente la temperatura da 78° (in un ambiente normale) a circa 20-30°, evitando la cottura del vino;
  2. l’osmosi inversa (a membrana), una tecnica che prevede l’utilizzo di una membrana di nanofiltrazione che, a pressioni elevate, consente l’estrazione di composti fenolici e aromatici che vengono “prelevati” prima della dealcolazione per distillazione e poi reintrodotti nel vino;
  3. la distillazione, sempre sottovuoto, che avviene in due fasi. In una prima fase il vino viene inserito in una colonna per la distillazione dove a 30°C si estraggono delicatamente i composti volatili (aromi e profumi), mentre in una seconda fase si ripete il procedimento per eliminare l’alcol.

A prescindere dal procedimento scelto, il punto di partenza per la produzione del vino analcolico è sempre l’uva.

Il processo di dealcolizzazione in Italia: aspetti normativi

Dal 2021, l’Unione Europea ha riconosciuto e normato la possibilità di immettere il vino dealcolato in commercio distinguendo tra due possibilità: 

  • un tenore fino allo 0,5% di volume;
  • il “parzialmente dealcolato” con un tasso compreso tra 0,5% e 9% di volume.

Al momento però le indicazioni Ue sono in contrasto con la normativa italiana che pone un tetto minimo di gradazione alcolica (non al di sotto dell’8%) al vino per poter essere definito tale.

Nonostante il suo consumo fosse inferiore rispetto alla birra senza alcol, anche il vino analcolico aveva dato dei buoni segnali di vendita, al punto che i produttori avevano ipotizzato circa 40 milioni di litri di produzione in Europa ogni anno, soprattutto per andare incontro a una richiesta sempre più forte proveniente dai mercati esteri (USA e Regno Unito in testa).

Sono passati ormai alcuni anni da questa riforma e molte cose sono cambiate: per esempio, inizialmente lo spumante non era inserito tra i vini su cui si poteva intervenire per la dealcolazione, mentre oggi si può fare dealcolizzando il vino base che poi sarà rifermentato.

vino dealcolato come si fa

Caratteristiche nutrizionali del vino analcolico

Il vino analcolico (o più precisamente vino dealcolato) si distingue per il suo contenuto alcolico quasi nullo, pur mantenendo alcune caratteristiche organolettiche del vino tradizionale, con notevoli differenze nel gusto, nelle calorie e nella conservazione rispetto a un vino tradizionale.

In 100 ml di vino alcolico sono presenti circa un’ottantina di calorie: una volta estratto l’alcol, queste si riducono fino ad arrivare a 15-18 calorie

Questi dati però valgono sulla carta, in quanto nel vino senza alcol potrebbero essere aggiunti degli zuccheri o degli aromi che andrebbero a modificare la composizione nutrizionale. Senza il bilanciamento dell'alcol, l'acidità può risultare più evidente al palato: per questo motivo, i produttori a volte aggiungono mosto concentrato per migliorare l'equilibrio gustativo.

Un’altra differenza percepibile tra le due tipologie di prodotto è la consistenza: l'alcol contribuisce in modo significativo al corpo e alla sensazione vellutata del vino. Nel vino analcolico, quindi, questa sensazione è ridotta, rendendolo spesso meno corposo.

Il sapore del vino analcolico è uguale a quello del vino normale?

Bere un bicchiere di vino con alcol e bere un bicchiere di vino analcolico non è affatto la stessa cosa: il sapore delle due tipologie di prodotto è decisamente diverso. Potrebbe volerci un po’ di tempo per abituarsi all’una o all’altra tipologia. Bisogna però sottolineare che non ha nemmeno il sapore del succo d’uva: un rosso dealcolato ha un accenno di tannini e non è dolce come il semplice succo.

A livello di gusto, un vino alcolato resterà più leggero, meno intenso rispetto a quello che si è soliti bere, così come decisamente distante dal sapore sciropposo del semplice succo d’uva: la definizione tecnica è ‘annacquato’. 

Poiché l'alcol contribuisce alla struttura e al calore, i vini analcolici possono risultare più acidi o meno corposi. Anche per questo, spesso, vengono aggiunti zuccheri o mosto concentrato per bilanciare il sapore.

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Benefici e vantaggi del vino analcolio

Il principale vantaggio nutrizionale del vino zero alcol sta proprio nel suo basso contenuto calorico, che lo rende ideale anche per chi sta seguendo una dieta. Basti pensare che il vino analcolico può contenere fino a otto volte meno calorie rispetto al vino classico, rendendolo un'opzione interessante per mantenere uno stile di vita attento alle calorie.

Inoltre, l’assenza di alcol al suo interno lo rende un vero alleato per la salute e il benessere dell’organismo: il vino dealcolato, infatti, permette di evitare gli effetti negativi, come l'ebbrezza o i postumi della sbornia, pur consentendo di partecipare a momenti sociali con un prodotto simile al vino.

Alcuni studi scientifici sottolineano che il vino dealcolato rappresenta un'alternativa efficace per ottenere i benefici dei polifenoli senza i rischi associati all'etanolo. Il vino rosso dealcolato, sostengono gli esperti, può persino avere un effetto ipotensivo (abbassamento della pressione) più marcato rispetto alla versione alcolica, poiché l'alcol può parzialmente contrastare l'azione vasodilatatrice dei polifenoli.

Infine, sulla carta il vino zero alcol è un'alternativa valida anche per le donne in gravidanza, per le persone che assumono farmaci, per chi guida o chiunque desideri limitare l'assunzione di alcol. Tuttavia, le attuali linee guida mediche (aggiornate al 2026) invitano all’astensione totale dall’alcol durante la gestazione per garantire la sicurezza del feto.

vino analcolico fa male

Controindicazioni: il vino dealcolato è sicuro?

Per i produttori, il vino analcolico è una valida alternativa al vino tradizionale e permette a chiunque - anche a chi sta seguendo una dieta particolare - di godersi momenti conviviali condividendo un bicchiere in compagnia. 

Il vino dealcolato è considerato un prodotto sicuro per la popolazione in generale, ma esistono delle categorie di soggetti che dovrebbero prestare particolare attenzione al consumo di questo prodotto.

Nonostante la definizione "analcolico", la legge permette una soglia residua di alcol fino allo 0,5% vol. per i vini dealcolati: perciò le donne in gravidanza e le persone che stanno assumendo particolari farmaci dovrebbero astenersi dal consumo di vino dealcolato poiché anche le tracce minime di alcol potrebbero avere degli effetti negativi.

Rischi legati alla presenza di additivi

Per compensare la perdita di corpo e di struttura dovuta alla rimozione dell'alcol, i produttori possono aggiungere zuccheri e conservanti al vino analcolico, così come additivi vari.

Lo zucchero presente nel vino dealcolato può aumentare l'indice glicemico del prodotto, rappresentando un rischio per le persone affette da diabete o che seguono diete ipocaloriche rigide. 

Al contempo, la mancanza di alcol (un conservante naturale) rende il vino dealcolato più vulnerabile a contaminazioni microbiche. Per questo vengono spesso aggiunti solfiti o altri conservanti per garantirne la stabilità. Sebbene quindi la gradazione sia minima o inesistente, è giusto non eccedere nelle quantità consumate.

Fonti:

Bibliografia

Dealcoholized red wine decreases systolic and diastolic blood pressure and increases plasma nitric oxide: short communication. — Circulation research, 111(8), pp. 1065-1068

Chiva-Blanch, G. et al. (2012)

Techniques for Dealcoholization of Wines: Their Impact on Wine Phenolic Composition, Volatile Composition, and Sensory Characteristics. — Foods (Basel, Switzerland), 10(10), 2498.

Sam, F. E. et al. (2021)

The Short-Term Health Effects of Dealcoholised Red Wine: A Systematic Review and Meta-Analysis. — Drug and alcohol review, 44(7), pp. 2091-2105

Yimer, T. M. et al. (2025)