Fosfatidilserina: cos'è, a cosa serve e cosa dice la scienza

- Cos'è: un fosfolipide fondamentale per la struttura delle membrane cellulari, con una concentrazione particolarmente elevata nel tessuto cerebrale e nei neuroni;
- Cosa dice la ricerca: la letteratura scientifica evidenzia una potenziale azione nel moderare la risposta ormonale allo stress (contenimento del cortisolo) e un supporto alla memoria, studiato prevalentemente nelle persone anziane con declino cognitivo;
- Dimagrimento: non è un integratore per perdere peso, non brucia i grassi, non accelera il metabolismo e non garantisce alcun effetto dimagrante diretto;
- Cautela: serve il parere del medico in gravidanza, durante l'allattamento e in caso di terapie anticoagulanti o di farmaci che agiscono sull'acetilcolina.
Cos'è la fosfatidilserina
La fosfatidilserina è un aminofosfolipide anionico, ovvero un lipide strutturale che contribuisce alla composizione e al funzionamento delle membrane cellulari di mammiferi, piante e microrganismi. A differenza della fosfatidilcolina, coinvolta anche nel metabolismo della colina, la fosfatidilserina è studiata soprattutto per il suo ruolo nelle membrane neuronali e nelle funzioni cognitive. Nell'organismo umano, infatti, è particolarmente presente nel tessuto cerebrale, dove svolge un ruolo importante nel mantenimento della fluidità delle membrane neuronali, nella trasmissione dei segnali cellulari e nella regolazione di specifiche proteine coinvolte nell'attività dei neuroni.
La fosfatidilserina viene prodotta naturalmente dall'organismo, ma il suo metabolismo e la sua distribuzione nei tessuti possono variare con l'avanzare dell'età o in presenza di condizioni specifiche, che potrebbero determinare una diminuzione fisiologica o un aumento del fabbisogno non sempre soddisfatto dal solo apporto alimentare.
Dove si trova la fosfatidilserina negli alimenti
Dal punto di vista alimentare, la fosfatidilserina è presente in diversi cibi, tra cui il tuorlo delle uova, il pesce, le frattaglie e la lecitina di soia, oltre che, in quantità minori, in alcuni vegetali e cereali integrali. Tuttavia, la quantità assunta attraverso la dieta varia in base alle abitudini alimentari e non esiste un fabbisogno giornaliero specifico universalmente riconosciuto per la popolazione generale. Per questo motivo, viene studiata l'integrazione di fosfatidilserina come possibile supporto alle funzioni cognitive, sebbene le evidenze scientifiche sui suoi effetti sulla memoria e sulle altre capacità cognitive siano ancora oggetto di studio.
Storicamente, gli estratti utilizzati per la formulazione di integratori venivano ricavati dal cervello bovino; tuttavia, tale fonte è stata progressivamente abbandonata per ragioni di sicurezza sanitaria e sostituita da processi di sintesi enzimatica a partire dalla lecitina di soia o di girasole.
Fosfatidilserina e cortisolo: cosa dice la ricerca
Uno degli ambiti di ricerca sulla fosfatidilserina riguarda la sua possibile influenza nella risposta allo stress, in particolare sull'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), che regola la produzione di ormoni come il cortisolo. Alcuni studi clinici controllati suggeriscono che l'integrazione possa attenuare l'aumento del cortisolo indotto da stress fisico, come ad esempio quello dovuto all'esercizio intenso, o da stress psicologico. Tuttavia, i risultati sono variabili e non consentono di confermare un effetto costante sulla risposta ormonale né di estenderlo a tutte le forme di stress. Le prove scientifiche attualmente disponibili non sono ancora sufficienti per stabilire con certezza l'efficacia della fosfatidilserina nella gestione dello stress. Sono quindi necessari ulteriori studi clinici per chiarirne i possibili benefici e definire dosaggi appropriati.
Fosfatidilserina e memoria: cosa dicono gli studi sulle performance cognitive
A livello cerebrale, la fosfatidilserina contribuisce alla struttura e al corretto funzionamento delle membrane neuronali e partecipa ai processi di segnalazione cellulare coinvolti nell'attività del sistema nervoso. Per queste sue funzioni, il suo possibile ruolo nel mantenimento delle capacità cognitive, in particolare durante l'invecchiamento, è oggetto di interesse scientifico.
Gli studi condotti su persone anziane con declino cognitivo hanno mostrato risultati potenzialmente promettenti, soprattutto nell'ambito della memoria. Alcune ricerche hanno evidenziato miglioramenti in specifiche funzioni cognitive, tra cui la memoria a breve termine e alcune abilità aritmetiche. Tuttavia, le evidenze disponibili sono ancora limitate e non consentono di trarre conclusioni definitive. Inoltre, alcuni studi hanno valutato l'assunzione di fosfatidilserina all'interno di integratori per anziani contenenti più principi attivi, rendendo difficile attribuire gli eventuali benefici alla sola fosfatidilserina.
Negli adulti sani e giovani, i risultati sono invece meno convincenti: le evidenze attuali non sono sufficienti per affermare che l'integrazione migliori in modo significativo e affidabile la memoria o le prestazioni cognitive generali. Di conseguenza, il suo impiego come potenziatore della memoria in persone senza deficit cognitivi non è attualmente supportato da prove scientifiche solide. Lo stesso vale per molti altri integratori per la memoria e la concentrazione presenti in commercio.
In conclusione, la fosfatidilserina rappresenta un ambito di interesse nella ricerca sul benessere cognitivo durante l'invecchiamento, ma i suoi possibili benefici devono essere interpretati con cautela, alla luce dei limiti degli studi disponibili.
Fosfatidilserina e dimagrimento: perché non è la risposta giusta
La fosfatidilserina viene spesso cercata online in relazione al dimagrimento e alla perdita di peso, ma è importante chiarire che non è un integratore dimagrante e non esistono prove scientifiche solide che dimostrino un effetto diretto sulla riduzione del peso corporeo o della massa grassa.
L'associazione tra fosfatidilserina e dimagrimento nasce dal suo possibile ruolo nella modulazione della risposta del cortisolo allo stress. Livelli di cortisolo persistentemente elevati, come avviene in alcune condizioni patologiche, possono essere associati a cambiamenti nella distribuzione del grasso corporeo, in particolare a livello addominale. Da questo legame, tuttavia, non si può dedurre che l'assunzione di fosfatidilserina favorisca la perdita di peso.
Le evidenze disponibili, infatti, non dimostrano che questa molecola stimoli direttamente la combustione dei grassi, aumenti il metabolismo basale o determini una riduzione del girovita. La fosfatidilserina non può quindi essere considerata una strategia efficace per dimagrire, né un sostituto di un'alimentazione equilibrata e di uno stile di vita attivo. Vale per lei quanto vale per gran parte degli integratori per dimagrire.
Controindicazioni e chi dovrebbe evitarla
Sebbene la fosfatidilserina sia generalmente ben tollerata e considerata sicura nei principali studi clinici, esistono precise categorie per le quali è raccomandata cautela ed è necessario il parere del medico prima di un'eventuale assunzione:
- Gravidanza e allattamento: poiché non sono disponibili dati sufficienti sulla sicurezza a lungo termine per il feto o per il lattante, i produttori e la comunità medica ne sconsigliano l'uso in queste fasi;
- Terapie anticoagulanti e antiaggreganti piastriniche: essendo la fosfatidilserina coinvolta nei processi di emostasi e coagulazione a livello delle membrane cellulari, chi assume farmaci come warfarin, acenocumarolo o cardioaspirina deve consultare il medico per evitare potenziali interazioni;
- Interazioni con farmaci che agiscono sull'acetilcolina: la fosfatidilserina può interferire con l'efficacia dei farmaci anticolinergici o potenziare l'azione dei farmaci colinergici utilizzati nel trattamento di patologie neurodegenerative;
- Effetti collaterali lievi: in rari casi e a dosi elevate, possono presentarsi disturbi gastrointestinali lievi (come nausea o stomaco sottosopra) o lievi alterazioni del sonno.
Sitografia