Tonno in gravidanza: si può mangiare?
Il tonno in gravidanza non è vietato, ma è importante scegliere le varietà giuste e limitarne la frequenza. Infatti, alcuni tipi di tonno contengono più mercurio e per questo andrebbero consumati con cautela.

Durante la gravidanza il tonno è uno degli alimenti che crea più dubbi, legati principalmente alla sicurezza e alla frequenza di consumo. Non è vietato consumarne, ma richiede attenzione.
Tonno in gravidanza: si può mangiare?
Il tonno in gravidanza si può mangiare, ma con cautela e moderazione.
Non rientra, infatti, tra gli alimenti “vietati” in modo assoluto. Il tonno in scatola, in particolare, è generalmente considerato sicuro durante la gravidanza, perché subisce un processo di cottura ad alte temperature che abbatte eventuali batteri, tra cui quelli responsabili di toxoplasmosi o listeriosi.
Tuttavia, il consumo frequente o non controllato può comportare altri rischi. Il problema principale riguarda la presenza di metilmercurio, ovvero una forma di mercurio organico che tende ad accumularsi nei pesci di grandi dimensioni, come appunto il tonno.
L’eccessiva esposizione a questa sostanza durante la gestazione può danneggiare il sistema nervoso del feto, per cui è consigliabile alternare il tonno con altre specie ittiche a basso contenuto di mercurio. Inoltre, come avviene per il salmone in gravidanza, è necessario consumarlo solamente previa cottura.
Inoltre, alcuni prodotti in scatola possono contenere elevate quantità di sale, che favoriscono lo sviluppo di ritenzione idrica e possono influenzare la pressione arteriosa.
I benefici del tonno nell'alimentazione della donna in gravidanza
Il tonno in gravidanza, se scelto con attenzione e consumato in quantità limitate, può comunque apportare nutrienti utili sia alla madre, sia al feto.
Infatti il tonno fornisce:
- Proteine animali di buona qualità;
- Vitamina B12;
- Ferro;
- Vitamina D.
Si tratta di nutrienti coinvolti in diverse funzioni importanti, tra cui la formazione dei globuli rossi, il sostegno del sistema immunitario e la salute delle ossa.
Inoltre, il tonno è una fonte importante di acidi grassi omega-3, in particolare DHA (acido docosaesaenoico), che contribuiscono allo sviluppo del cervello e del sistema nervoso del feto.
Si ritiene che un apporto adeguato di omega-3 durante la gravidanza possa avere un effetto protettivo contro il parto pretermine e, in alcuni casi, anche sulla sintomatologia depressiva post-parto, sebbene si tratti di evidenze tratte da studi preliminari.
Frequenza e porzioni consigliate: quante volte mangiare il tonno in gravidanza?
Il tonno in gravidanza andrebbe consumato con moderazione, tenendo conto soprattutto dei potenziali rischi legati al contenuto di mercurio. In linea di massima, la maggior parte dei professionisti concorda che un consumo considerato “sicuro” sia pari ad una porzione una volta ogni due settimane, evitando un consumo abituale.
Per quanto riguarda le porzioni, è preferibile non superare i 150 grammi per volta, meglio se nella versione al naturale per tenere sotto controllo l’introito calorico e di sodio, e privilegiando ove possibile il consumo di pesci considerati più sicuri come sarde, alici, trota, salmone fresco e orata.
Allo stesso tempo è preferibile scegliere varietà di tonno come il cosiddetto tonno bianco o pinna gialla, considerate meno esposte all’accumulo di metilmercurio rispetto al tonno rosso o al tonno a pinna blu.

Quali sono i rischi del consumo di tonno in gravidanza?
Il tonno in gravidanza, se consumato in quantità elevate o scelto nella varietà sbagliata, può esporre la gestante a tutta una serie di rischi legati soprattutto alla presenza di metilmercurio. Quest’ultimo è un composto organico del mercurio che si accumula nei grandi predatori marini.
Anche in dosi considerate “basse”, il metilmercurio può attraversare la placenta e, potenzialmente, andare ad interferire con lo sviluppo neurologico del feto.
Tra le varietà di tonno più problematiche dal punto di vista dell’accumulo di mercurio si ritiene rientrino:
- Il tonno rosso;
- Il tonno a pinna blu.
La presenza di metilmercurio non è, però, l’unico aspetto considerato “problematico”. Infatti, un ulteriore elemento che merita attenzione è la quantità di sale presente all’interno di molti prodotti in scatola, tra cui, appunto, il tonno. Un eccesso di sodio in gravidanza può contribuire a fenomeni come ritenzione idrica e sbalzi di pressione: tutti aspetti che andrebbero tenuti sotto controllo e che riguardano anche il consumo di bresaola in gravidanza e mortadella in gravidanza.
Infine, le confezioni in latta possono contenere alcune sostanze definite interferenti endocrini. Si tratta di composti chimici in grado di alterare l’equilibrio ormonale e, in caso di esposizione durante la gravidanza, possono interferire con lo sviluppo del sistema riproduttivo o immunitario del bambino.
Sebbene un consumo moderato sia comunque considerato sicuro, per ridurre questi rischi è in genere preferibile, quando possibile, consumare il tonno confezionato in vetro.
Come consumare il tonno in gravidanza?
Il tonno in gravidanza va inserito con moderazione nella propria dieta, valutando non solo la frequenza, ma anche la qualità del prodotto e le modalità di consumo. È dunque consigliabile:
- Orientarsi verso prodotti a basso contenuto di sale, evitando le versioni di tonno conservate in salamoia o con oli di bassa qualità. Andrebbero invece privilegiate le versioni di tonno conservate in olio extravergine di oliva oppure al naturale, soprattutto se si desidera o è necessario limitare l’apporto calorico;
- Consumare unicamente tonno cotto, evitando il tonno crudo;
- Consumare unicamente tonno lontano dalla data di scadenza e ben conservato, evitando di consumarlo se la confezione è danneggiata o se il prodotto è prossimo alla scadenza.
Tonno cotto: modalità sicure di consumo
Se ben cotto, il tonno in gravidanza può essere consumato senza aumentare il rischio di contrarre infezioni alimentari. La cottura rappresenta infatti una misura efficace per neutralizzare eventuali batteri come Listeria, Salmonella o Toxoplasma, che in gravidanza possono avere conseguenze anche gravi sul feto.
Per garantire la sicurezza, il tonno fresco andrebbe cotto fino a raggiungere una temperatura interna di almeno 65 gradi Celsius. A questa soglia, i patogeni eventualmente presenti vengono inattivati. La carne del pesce, alla vista, deve presentarsi opaca, senza parti rosate, e sfaldarsi facilmente con una forchetta.
Poiché il tonno in scatola è già cotto industrialmente, risulta sicuro. Tuttavia, riscaldarlo in padella può offrire un’ulteriore misura di protezione e cautela.
Detto ciò, tra le modalità consigliate per il consumo figurano la cottura in forno, la grigliatura leggera o una rapida rosolatura in padella. Questi metodi permettono non solo di ridurre il rischio di contaminazione batteriche, ma anche di limitare l’uso di grassi aggiunti usati come condimento.
Il tonno crudo: perché evitarlo durante la gravidanza?
Il consumo di tonno crudo in gravidanza andrebbe evitato, poiché può veicolare batteri e parassiti potenzialmente pericolosi per la salute della madre e del feto. A differenza del pesce cotto, infatti, il quale subisce un trattamento termico in grado di distruggere gli agenti patogeni, il pesce crudo mantiene intatta la sua carica microbica.
Il rischio principale e considerato più pericoloso durante la gravidanza riguarda l’infezione da Listeria monocytogenes, un batterio che può sopravvivere anche in condizioni di refrigerazione e che può causare complicanze anche molto gravi, come aborto spontaneo, parto prematuro o infezioni neonatali. A questo si aggiunge la possibilità di contrarre la toxoplasmosi, in particolare se il tonno non è stato precedentemente abbattuto a temperature molto basse, come richiesto dalle normative per il consumo sicuro di pesce crudo.
Ovviamente, anche il tonno utilizzato per piatti come sushi, sashimi o poké presenta lo stesso tipo di rischio, motivo per cui il loro consumo è fortemente sconsigliato durante la gestazione.
Infine, il tonno crudo rientra tra gli alimenti da evitare durante la gravidanza anche per la possibile presenza di parassiti intestinali come l’Anisakis, che non vengono eliminati se il pesce non è stato sottoposto ad abbattimento o cottura adeguata.
Per proteggere la salute della mamma e del feto, è dunque fondamentale adottare prudenza.
Per chi desidera approfondire, abbiamo degli ulteriori articoli sugli alimenti in gravidanza, tra cui:
- Si possono mangiare funghi in gravidanza?
- È sicuro consumare maionese in gravidanza?
Fonti:
- Taylor, C. M., Emmett, P. M., Emond, A. M., & Golding, J. (2018). A review of guidance on fish consumption in pregnancy: is it fit for purpose? Public Health Nutrition, 21(11), 2149–2159. https://doi.org/10.1017/s1368980018000599
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